Non sono mai stata un amante dell'alba, soprattutto dell'alba sui vivai, talvolta però alzarsi alle 4.30 può mettere di buon umore. Devi poter trovare sul tavolo della cucina i coriandoli per la tua festa di compleanno, la torta Barozzi per la merenda e un albero di Natale, buttarti su un treno che buca le montagne e la notte, arrivare in una stazione dove hanno la lavastoviglie rotta e ti servono il cappuccino nella plastica, regalarti l'alba striata con i fili della tensione.
Alle nove di sera, sono passata dal centro di Pistoia per confermare la cena di domani: in giro sparuti gruppetti di persone, le strade intorno deserte. Ieri, verso mezzanotte il centro di Bologna era animato come a mezzogiorno sotto i festoni illuminati. Che dire? Almeno qualche luce è comparsa in via Cavour, per il resto persino Natale sembra arrivare solo in via Carratica. Non mi appartiene l'idillio della piccola provincia. Mi appartiene l'idillio dell'autobus che sfreccia a mezzanotte nelle strade illuminate dalle luci di Natale.
Con ieri posso dire di aver terminato la visione di "The notebook", più che un anticipo un regalo di compleanno decisamente indovinato. Sì, perché un film che piace, che interessa, che prende non può semplicemente essere guardato, visionato. Si procede ad una prima partecipata visione, anche a blocchi causa la vita reale e le reali rotture di scatole che incombono. Durante e al termine della visione lo si commenta con chi di dovere, con chi è in grado di capire certe sfumature nelle battute, nelle scene, nelle espressioni. Poi ci vuole un giorno di decantazione, durante il quale - come sempre rapita da altro - non si vede l'ora di tornare a casa anche per guardare e studiare tutti i contenuti speciali: interviste, location fino alla visione integrale numero due con il commento del regista, del protagonista, dello sceneggiatore, ecc.; infine, nei giorni successivi, con calma, non rimane che regalarsi di nuovo le scene più belle. Se poi il film si rivela "Uno dei tuoi film", meriterà la posizione frontale e non la costola sulla credenza bianca accanto a Annie Hall, The holiday, Cammina non correre, Peter' friends, Elizabethtown, When harry met Sally, Reality bites, About a boy, Something's gotta give, The Philadelphia story, Chocolat, ecc. ecc. ecc.
Tra ieri e oggi mi sono finalmente concessa, per quanto a pezzi, un regalo di compleanno: un regalo da parte di chi mi conosce meglio di quanto conosca me stessa: The notebook, con un notevole Ryan Gosling e James Marsden, figlio maggiore ormai cresciuto di Papà Noè. Mi è stato presentato come "un filmone che deve essere visto". E così è. Ho pianto appena trascorsa la prima mezz'ora fino alla fine e questo anche se costretta a vederlo in più parti, e questo anche se decisamente bucolico (dal mio punto di vista). Ho trovato persino affascinante la foresta nel lago, simil luogo incantato protetto da centinaia di oche e di cigni, irritante lei algida nella barca, irresistibile lui che la fissa sereno ma deciso e le mostra il lago, le mostra cosa ha perso, a cosa ha rinunciato. La storia di "una vita semplice", una meravigliosa vita semplice che gradirei aver vissuto, alzheimer compreso alla fine. La vita presenta sempre un conto molto salato, comunque. E lei, appunto, si ammala di alzheimer. Per la maggior parte del tempo non ricorda niente, non riconosce niente e nessuno, nemmeno i figli. Vegeta. E Noah, l'amore della sua vita, le legge la loro storia perché a volte Allie per pochi minuti torna se stessa, perché lei gli ha chiesto di farlo quando ha saputo di essere condannata a perdere se stessa. Visto appunto che la vita presenta quasi sempre conti piuttosto amari, se si può, finché si può, è bene perdersi nelle foreste immerse nei laghi e scegliere la casa bianca con il portico con le sedie americane, bianche anche loro. In mancanza di scelta, si guarda "The notebook" e si piange ben convinti. Si piange per la commozione, per il film, per ciò si ha e per ciò che non si ha.
Il bilancio è molto positivo, con quel 20%, che amerei colmare, e un'emigrazione, che per adesso rimane un miraggio (però mi sto attrezzando). In ogni caso non è da tutti ricevere rose gialle in boccio, una "torta-casa" via blog e una festa a sorpresa virtuale. Grazie, ai "Giovani", alla piccola Nina e grazie anche alla sua mamma.
Per me è quasi Natale. Il Natale è uno stato della mente, che ben poco o affatto ha a che fare con la religione, è una gran bella tradizione. Come sosteneva la sempre saggia Ally McBeal: "Natale inizia quando fai l'albero". Direi che è quasi tempo di "farsi" fare l'albero, è quasi Natale. Certo, tornare a casa in compagnia di Robertino (Dowey J.) e dell'albero prescelto è un'altra cosa, ognuno si arrangia come può.
Scocciata e seccata, ritrovo un senso e un significato, mi riconcilio col mondo gustandomi il trailer di Sherlock Holmes con Jude e Robertino (grazie alla segnalazione di Gaia e di altre illuminate e caritatevoli blogger).