Passa da Pistoia un pianista classico di fama internazionale e non si può non andare. A Pistoia arriva poco o niente, come passa, fa scalo, si riposa qualcuno o qualche evento, si è in qualche modo obbligati ad andare, perché, certo, quel qualcosa o qualcuno ti interessano, perché quello c'è, perché non omaggiarlo sembrerebbe quasi un assecondare il quasi niente che di solito impera, perché ci tieni ad evitare una figura vergognosa alla tua città; come nel dicembre 2008, quando al concerto di Danilo Rea il teatro era quasi deserto.
Stavolta invece, certo avendo relegato Till Fellner nel convento di S. Domenico con un duecento posti appena (se ci sono), la figura è evitata. Till è perfetto, teutonicamente perfetto, nel suo Beethoven; persino bello, il che non guasta mai; forse, se fosse stato presentato da uno degli organizzatori, sarebbe risultato un po' meno teutonico e lontano. Sorride, è educatissimo, accenna inchini più e più volte, percorre la sala, esce dalla porta principale e poi rientra per prendersi tutti gli applausi che merita (visto che non esistono sipario o quinte). E' timido ed educato, nessuno gli offre un microfono per ringraziare anche soltanto in inglese, non ci sono microfoni in giro, se non quello per il pianoforte, quindi, dopo i ripetuti applausi e il bis, tra sorrisi e inchini, silenziosamente se ne va.
Speriamo che torni, ecco. Io non tornerei, dal momento che, come alternative nella mia agenda, ho Vienna, Londra, Toronto, Tokio, il Mostly Mozart Festival di New York (proprio quello delle felpe di Bruno Martelli in Fame).
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domenica 10 gennaio 2010
giovedì 30 luglio 2009
Scintille di straordinarietà
"Il pubblico vuole le cose belle" sostiene Roberto Bolle, occorre "forzare" per ottenere spazi soprattutto sui media rivolti al grande pubblico di massa, il quale, però, se sollecitato, risponde in gran numero e apprezza. Nessuno posto vuoto c'era, infatti, mercoledì sera a Boboli per "Bolle and Friends" di fronte al palco nel catino artificiale, piuttosto scomodo oltretutto, con le minisedie che tagliavano le schiene a metà, senza permettere agli spettatori di appoggiarsi nemmeno per un attimo. Il giardino, invece, era magnifico, fiabesco, quasi sospeso nel nulla in una serata torrida, come le sere di luglio inoltrato devono essere. Lo spettacolo è stato subblime; Roberto Bolle unico, straordinario ed emozionante così come i suoi "Friends", tutti principal delle più importanti compagnie mondiali di danza. E' dovere dell'artista - ha sostenuto ancora Bolle in un'intervista di qualche tempo fa - uscire dai teatri e promuovere non il gossip intorno alla propria persona bensì l'arte. Ed è ciò che Bolle, forte del suo talento, forte della sua scintilla di passione per l'arte ha fatto e si impegna a fare. Ha un proprio pensiero e riesce a trasmetterlo, è in grado di esprimersi decorosamente in lingua italiana, conosce persino i congiuntivi. Un ambasciatore dell'arte, della danza e della cultura italiana nel mondo, con un modo di fare umano, educato e corretto che non si impone con l'aggressività, con gli urli, appunto unico o appartenente ad una specie in via d'estinzione.
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