Realista e poco ottimista fino all'evidenza del contrario, mi si rinnova la speranza appena scorgo la fila di fronte ad uno dei pochi cinema con spettacoli in lingua originale, in una Firenze un po' blindata in un anonimo giovedì pomeriggio.
Alla fine mi basta poco.
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giovedì 22 gennaio 2015
domenica 8 luglio 2012
Happy Ending
"Le vostre storie sono sempre a lieto fine?" - chiede Wisley a Jane in Becoming Jane.
"I miei personaggi dopo una serie di peripezie hanno ciò che desiderano." - chiarisce lei.
"Solo che il bene non trionfa sempre. Ed è universalmente riconosciuto." - conclude lui.
Ma almeno nella finzione artistica deve accadere e Jane Austen l'aveva ovviamente intuito.
giovedì 28 giugno 2012
Nora
"Tu non vuoi essere innamorata. Tu vuoi essere innamorata in un film" - ribatte Becky ad Annie.
E siccome è vero, e siccome Annie è la protagonista di "Sleepness in Seattle", Nora Ephron la fa correre verso un Empire State Building illuminato con un cuore rosso la notte di S. Valentino, perché è un film e nei film esiste il destino ed esiste, deve esistere, il lieto fine. Sapere che Nora non c'è più da ieri mi rattrista davvero tanto perché è una delle mie sceneggiatrici preferite. Scriveva commedie romantiche dalla trama scontata, se si vuole, ma dalle battute fantastiche, sceglieva protagonisti persino bolsi come Tom Hanks e li rendeva personaggi affascinanti e soprattutto sceglieva i colori di New York, che nobilita un film già di per sé. Accostava New York, Meg Ryan, Tom Hanks e Cary Grant, altre volte saltavano fuori Elizabeth Bennet e Mr Darcy e poi il burro, tanto tanto tanto burro per "Julie e Julia".
Pare che Nora stesse lavorando a "Lost in Austen", la storia di una giovane newyorkese appassionata di Jane Austen. Non posso non adorare una sceneggiatrice che coniuga New York e Jean Austen. Per non parlare delle colonne sonore: alla fine dei suoi film c'è quasi sempre un personaggio che corre verso la felicità magari col sottofondo di "It had to be you" del grande Frank. Nelle sue pellicole i protagonisti leggono spesso e soprattutto scrivono tanto: lettere, post, messaggi, mail. A volte un'ossessione. E Nora faceva sembrare normale la mia ossessione.
La realtà è già troppo deludente, se guardo un film (e adoro guardare film, ho un bisogno fisiologico di guardare film), pretendo battute indimenticabili, ironia graffiante, il lieto fine, New York, la Austen e qualcuno che comprenda, come me, l'ossessione per la messaggistica. Il destino, l'uomo del destino - sosteneva Nora - deve esistere nei film e allora datemi Kathleen che cammina, praticamente corre anche lei verso il ponte nel parco nell'Upper West Side, sorridente, curiosa, preoccupata, innamorata. A rendere perfetto il momento e l'incontro, il miglior arrangiamento di "Somewhere over the rainbow".
giovedì 2 febbraio 2012
Si guarda
Finalmente The Artist: mi aspettavo qualcosa in più, viste le critiche. Non è un capolavoro, ma si guarda (una volta). Un po' a metà tra Singin' in the Rain, senza sfiorarne la grandezza (e senza le coreografie e il genio di Gene Kelly) e An affaire to remember senza Cary Grant. E' ben girato, ben fotografato, ben musicato, con un canino fantastico che avrebbe meritato la candidatura ai prestigiosi premi più degli attori. Ha un tip tap (il film, non il cane) un po' troppo d'impeto che non è paragonabile con quello dei grandi del passato, né con quello dei ballerini di Crazy for you. Rimane che basta che un film preveda scene di tip tap per non farmi pentire di aver affrontato il gelido freddo.
mercoledì 25 gennaio 2012
La mia squadra

Le nominations per gli Oscar 2012 prevedono Kenneth Branagh come miglior attore non protagonista per "My week with Marylin"; miglior film, regia e sceneggiatura per "Midnight in Paris" e tanto mi basta. Ancora "The Artist" mi manca, ma per stima e affetto incondizionati Kenneth e Woody rimangono la mia squadra.
giovedì 14 luglio 2011
Harry Potter: l'afa lo uccide
Ecco, quella nella foto sarebbe stata la situazione ideale stasera per la prima dell'ultimo Harry Potter: ai 18 gradi torinesi delle 21, sulle meravigliose poltrone/lettini della Mole Antonelliana. Non è esattamente andata così. Anzi non è andata proprio.
E ne son contenta.
Potevo forse aspettare domani? Non esiste. Le attese non fanno per me. E poi era l'ultima prima e ci volevo essere, visto che non ero (solo per causa di forza maggiore) tra i matti accampati sulle pietre di Trafalgar mercoledì e giovedì scorso. Comunque, all'ombra dei 32 gradi delle 20.45 sono partita da casa con un misto di allegria, agitazione, malinconia: già è stato durissimo congedarsi dai libri. Ho letto, apprezzato, sottolineato le pagine, le parole; ho commentato, ho messo gli asterischi, ho cerchiato in rosso le orrende traduzioni con i pronomi relativi a caso; ho sorriso, ho riso, ho trepidato, ho sofferto, ho pianto e alla fine, quando sono proprio arrivata in fondo all'ultimo capitolo e all'ultimo rigo (letti prima, come sempre), mi sono consolata al pensiero dei libri in originale e dei film.
Andare a a vedere l'ultimo film è un piacere, un'emozione e una sofferenza, un altro congedo necessario da Harry, che ormai quasi trentunenne conduce una vita tranquilla in qualche parte dell'Inghilterra.
E invece, c'è stato l'ennesimo colpo di scena.
"Un guasto grosso - spiega l'addetta ai biglietti -, la proiezione del pomeriggio è stata bruttissima. Salta la luce. E' troppo caldo. Il tecnico sta lavorando, ma non sappiamo come finirà." Funzionano solo le altre due sale: nella 2 c'è Trasformers, nella 3 Harry non in tre D, già iniziato. Dopo un quarto d'ora pare tutto risolto e la folla di potteriani doc - giovani, meno giovani, vecchi, bambini - sale ad ampie falcate le scale della sala 1 armata di gelato e acqua. La solita pubblicità, poi finalmente il logo uncinato della Warner B. e uno spontaneo applauso da parte di tutta la sala. Ecco Ron e, sì, c'è anche Harry e soprattutto c'è il fratello maggiore Weasley, Bill (un fantastico Domhnall Gleeson), che compare in un numero troppo davvero troppo ridotto di scene, ed ecco Snape/Piton sempre più Renato Zero dei noiartri.
Ron e Bill a parte, anche la storia e il film mi rapiscono: rido, apprezzo, scuoto la testa per le innovazioni, sono tentata di unirmi all'applauso della sala per il primo bacio di Ron ed Hermione, piango (sempre anche per la consapevolezza che comunque qualcosa di bello sta finendo), quando sul più bello, mentre Harry entra nella foresta proibita e io lacrimo oltremodo ridicola con gli occhiali da 3d sopra i miei, quando, appunto, scompare lo schermo, si spenge l'aria condizionata e si accendono le luci d'emergenza. Dal nulla un caldo soffocante, gente che si precipita fuori sala a comprare l'acqua, altri che chiedono. "Troppo caldo" è la risposta. Per un sovraccarico di energia, è saltata la luce - di nuovo - in tutto il cinema. I tecnici dell'Enel, avvertiti, non intendono scomodarsi prima di domani, pare. Attendo nell'afa sempre più opprimente. Offrono di firmare i biglietti da utilizzare per una nuova proiezione nei prossimi giorni. E io risorgo. Niente più congedo definitivo stasera. Per me l'ultimo Harry Potter ancora non è finito. E' sempre lì ai margini della foresta proibita. Almeno fino a domani sera.
A meno che l'afa non lo inchiodi ancora lì, di nuovo. Laddove Voldemort ha fallito, l'afa ha trionfato.
martedì 12 luglio 2011
Tra le tre e le quattro e mezzo
In queste notti tra le tre e le quattro e mezzo s'intrufola deciso dalla finestra di camera il profumo intenso di bomboloni caldi.
Prima o poi scendo anche in pigiama e ciabatte, mi affaccio dentro il laboratorio, cercando di non spaventare il panificatore/pasticciere, e pretendo, chiedo, imploro un bombolone appena sfornato.
Che poi - non capisco - non ricordo bomboloni tra le paste di quel panificio; forse anche in inverno se li mangiano tutti i vicini nottetempo o subito all'apertura, forse mi incanta il mero profumo delle paste appena sfornate che per me è comunque e sempre il bombolone fritto, gettato nello zucchero e mangiato ancora bollente a Badia, durante la festa. Il bombolone vero - sia chiaro - quello col buco senza ripieno, quello che sa di pasta burrosa e di zucchero, che sa di buono - qualsiasi cosa ci sia in quell'impasto. Oppure è la frittura a rendere un semplice impasto di farina, acqua e qualcos'altro, un profumo e un sapore inchiodati nel palato e nella memoria da sempre. Francamente lo ignoro. Per me il cibo nasce già pronto. Comunque, un po' di burro ci deve pur essere in quel profumo/sapore diabolico. C'è il burro in tutto ciò che più mi piace: nelle paste di Paul, in quelle dei paesini dispersi sulle Dolomiti, in quelle di Berlino, persino nelle "macine" del Mulino Bianco. Quindi, per deduzione anche nei bomboloni della mia memoria e in quelli ( per me virtuali) del mio vicino panettiere/pasticciere ci deve essere il burro.
Non m'intendo di cucina, m'intendo di film e di poco altro, quindi tendo a fidarmi di Julie Powell in Julie & Julia:
"Fatemelo dire: c'è niente di meglio del burro? Pensateci, quando assaggiate qualcosa di squisito e dite: "Ma cosa è?". La risposta è quasi sempre: "Il burro". Se un meteorite si dirigesse verso la terra e avessimo solo trenta giorni da vivere, li passerei mangiando burro. La mia ultima parola sull'argomento: il burro non è mai troppo."
E nemmeno i bomboloni, soprattutto il profumo, la fragranza del bombolone tra le tre e quattro e mezzo nel silenzio della notte di luglio (perché ad agosto il panettiere se ne va in vacanza).
Prima o poi scendo anche in pigiama e ciabatte, mi affaccio dentro il laboratorio, cercando di non spaventare il panificatore/pasticciere, e pretendo, chiedo, imploro un bombolone appena sfornato.
Che poi - non capisco - non ricordo bomboloni tra le paste di quel panificio; forse anche in inverno se li mangiano tutti i vicini nottetempo o subito all'apertura, forse mi incanta il mero profumo delle paste appena sfornate che per me è comunque e sempre il bombolone fritto, gettato nello zucchero e mangiato ancora bollente a Badia, durante la festa. Il bombolone vero - sia chiaro - quello col buco senza ripieno, quello che sa di pasta burrosa e di zucchero, che sa di buono - qualsiasi cosa ci sia in quell'impasto. Oppure è la frittura a rendere un semplice impasto di farina, acqua e qualcos'altro, un profumo e un sapore inchiodati nel palato e nella memoria da sempre. Francamente lo ignoro. Per me il cibo nasce già pronto. Comunque, un po' di burro ci deve pur essere in quel profumo/sapore diabolico. C'è il burro in tutto ciò che più mi piace: nelle paste di Paul, in quelle dei paesini dispersi sulle Dolomiti, in quelle di Berlino, persino nelle "macine" del Mulino Bianco. Quindi, per deduzione anche nei bomboloni della mia memoria e in quelli ( per me virtuali) del mio vicino panettiere/pasticciere ci deve essere il burro.
Non m'intendo di cucina, m'intendo di film e di poco altro, quindi tendo a fidarmi di Julie Powell in Julie & Julia:
"Fatemelo dire: c'è niente di meglio del burro? Pensateci, quando assaggiate qualcosa di squisito e dite: "Ma cosa è?". La risposta è quasi sempre: "Il burro". Se un meteorite si dirigesse verso la terra e avessimo solo trenta giorni da vivere, li passerei mangiando burro. La mia ultima parola sull'argomento: il burro non è mai troppo."
E nemmeno i bomboloni, soprattutto il profumo, la fragranza del bombolone tra le tre e quattro e mezzo nel silenzio della notte di luglio (perché ad agosto il panettiere se ne va in vacanza).
mercoledì 29 giugno 2011
Borough Market SE1/Holland Park/
Iniziata la preparazione per agosto con il primo film: Bridget Jones, il secondo capitolo. Decisamente non un capolavoro, ma Hugh è sempre personcina considerevole e ha le battute migliori, Colin è meraviglioso quanto il suo personaggio, che invita con cortesia l'avversario a recarsi fuori dalla mostra d'arte prima di pestarlo. I Darcy fanno così dall'Ottocento.
Comunque, le location sono state più o meno individuate, soprattutto la casa torrione di lei, tanto fantastica con la luce a 360° quanto scomoda per le scale infinite.
Scoprire che Helen Fielding aveva originariamente collocato l'appartamento a Holland Park ha regalato nuova carica, se ce ne fosse stato bisogno.
Tutta la parte thailandese non è stata minimamente presa in considerazione, fascino del luogo meno di zero. L'unica scena apprezzabile è quella in cui Bridget insegna alle carcerate a cantare Like a virgin.
Comunque, le location sono state più o meno individuate, soprattutto la casa torrione di lei, tanto fantastica con la luce a 360° quanto scomoda per le scale infinite.
Scoprire che Helen Fielding aveva originariamente collocato l'appartamento a Holland Park ha regalato nuova carica, se ce ne fosse stato bisogno.
Tutta la parte thailandese non è stata minimamente presa in considerazione, fascino del luogo meno di zero. L'unica scena apprezzabile è quella in cui Bridget insegna alle carcerate a cantare Like a virgin.
giovedì 2 giugno 2011
Due grandi

Un'accoppiata unica, storica, fantastica, imperdibile.
(Devo trovare questo film: me ne sono privata per troppo tempo)
lunedì 21 febbraio 2011
Pretendo

-6 alla notte degli oscar: attendo, pretendo il giusto riconoscimento per Il discorso del re, per Colin prima degli altri, per Geoffrey, per Helena.
Tre volte me lo sono già guardato, sempre drammaticamente in italiano e con l'audio del cinema Roma, non esattamente quello dell'Empire di Londra. Questo c'era, per adesso.
L'idea, la sceneggiatura, le inquadrature deformate e espressioniste, gli interpreti, la musica, i costumi, mi convince quasi tutto con l'eccezione della macchietta di Edoardo VIII.
Attendo il 27 e pretendo.
sabato 19 febbraio 2011
domenica 6 febbraio 2011
Camminando
Ognuno ha proprie piccole manie. A me piace arrivare al cinema a piedi, camminando per le vie cittadine, chiacchierando del film o di qualunque altro argomento abbia atteso tanto per essere sviscerato proprio in quei minuti regalati. La passeggiata pre e post cinema è un tempo rubato che pretendo.
Non sono contraria alle multisale, solo non capisco perché nei dintorni vengano concepite solo come cattedrali nel deserto: o nella landa della periferia o con vista autostrada. Il Capitol di Bologna non si vergogna di affacciarsi sulla centralissima via Indipendenza e non è l'unico cinema multisala della zona.
Comunque, rassegnata benché ansiosa di concedermi Il discorso del re con Colin e colleghi e parecchia Inghilterra, ho atteso un'intera settimana dall'uscita ufficiale del film (non esattamente un titolo di nicchia), perché la pellicola, dalle lande, giungesse in centro. Naturalmente, per adesso, lo hanno relegato nel cinema più piccolo e più defilato. Non diciamolo a Colin, che ci facciamo una brutta figura.
Almeno la mia passeggiata è salva (manca il marciapiede sul lato del cinema in via Laudesi, ma tutto non si può pretendere).
Non sono contraria alle multisale, solo non capisco perché nei dintorni vengano concepite solo come cattedrali nel deserto: o nella landa della periferia o con vista autostrada. Il Capitol di Bologna non si vergogna di affacciarsi sulla centralissima via Indipendenza e non è l'unico cinema multisala della zona.
Comunque, rassegnata benché ansiosa di concedermi Il discorso del re con Colin e colleghi e parecchia Inghilterra, ho atteso un'intera settimana dall'uscita ufficiale del film (non esattamente un titolo di nicchia), perché la pellicola, dalle lande, giungesse in centro. Naturalmente, per adesso, lo hanno relegato nel cinema più piccolo e più defilato. Non diciamolo a Colin, che ci facciamo una brutta figura.
Almeno la mia passeggiata è salva (manca il marciapiede sul lato del cinema in via Laudesi, ma tutto non si può pretendere).
domenica 16 gennaio 2011
Squarci
Possibile mi sia sfuggito? Più probabile sia stato distribuito malissimo; certamente non è giunto nel Comune dalle 5 sale di proiezione (in totale); di sicuro devo rimediare.
E domani ricomincia Fringe. Son notizie.
sabato 1 gennaio 2011
Capita
Incrociare per caso un film (malamente) consigliato anni fa, decidere di guardarlo finalmente (un po' dubbiosa, a dir la verità), decidere dopo il primo quarto d'ora di correggere compiti con il film in sottofondo, convincersi senza appello che sia uno dei film più insignificanti e noiosi mai girati. Ripercorrere mentalmente tutti i film consigliati all'epoca dalla medesima persona, prendere nuovamente atto che di film e di molto altro questi non capiva davvero nulla. Trovare ennesima non orgogliosa conferma di aver impiegato troppo tempo per arrendersi all'evidenza.
mercoledì 8 dicembre 2010
Arsenic and old lace

Una sceneggiatura anche troppo farsesca, una grafica e una regia da anni Quaranta e siamo in effetti nel '41, molto teatrale e un po' noioso, poco organico, ma le faccette incredibili di Mr Cary Grant, unico sano in mezzo ai matti, unico orgogliosamente non Brewster in mezzo ai Brewster, valgono il film. Lui che si siede al lato della zuffa, si accende una sigaretta, ripone il portasigarette nel taschino e si rivolge sereno a poliziotti e al fratello pazzo omicida, che si menano di santa ragione: "Fight! Go on and fight!", "Go ahead, fight!".
Il resto è comunque New York, con il ponte di Brooklyn che si intravede, oltre il cimitero, dalla casetta a due piani delle due vecchie zie, le classiche zie tutte tè, biscotti e trine che uccidono chiunque si dichiara "lonely" con un vino di sambuco con aggiunta di arsenico e cianuro.
sabato 14 agosto 2010
Tre
Tre stelle cadenti sullo sfondo de Il concerto di Mihaileanu, una bellissima. Mettiamola, mettiamole nel conto dell'estate, insieme alla sciarpa, alla maglia a maniche lunghe, al giacchetto di pelle, ai pantaloni lunghi, alle scarpe chiuse e alla morsa di freddo umido.
Mi viene il dubbio di non aver mai lasciato il nord dell'Inghilterra.
Mi viene il dubbio di non aver mai lasciato il nord dell'Inghilterra.
mercoledì 4 agosto 2010
Can you dance like an hippogriff?
Senza sottotitoli non avevo notato la meraviglia (di totale invenzione degli sceggiatori) del testo della disco dance del ballo del ceppo in Harry Potter and the goblet of fire:
Learning to rock and roll,
spin around like a crazy elf,
dancing by himself,
boogie down like a unicorn,
no stopping till the break of dawn,
put your hands up in the air
like an ogre who just don't care.
Can you dance like an hippogriff?
Per non parlare del lento finale:
No, don't let this magic die.
The answer's there.
Learning to rock and roll,
spin around like a crazy elf,
dancing by himself,
boogie down like a unicorn,
no stopping till the break of dawn,
put your hands up in the air
like an ogre who just don't care.
Can you dance like an hippogriff?
Per non parlare del lento finale:
No, don't let this magic die.
The answer's there.
martedì 20 aprile 2010
Affidi
Mi affido alla realtà cinematografica. A sceglier bene, la sceneggiatura è ben più accattivante e meno deludente del contesto reale.
In questo Dawson ha sempre avuto dannatamente ragione.
In questo Dawson ha sempre avuto dannatamente ragione.
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Sgomento e rabbia
5 minuti, forse un po' di più
"Hai cinque minuti per crogiolarti nelle voluttà della sofferenza,
goditela, abbracciala, abbandonala e procedi."
"You have 5 minutes to wallow in the delicious misery,
enjoy it, embrace it, discard it and proceed".
Elizabethtown
goditela, abbracciala, abbandonala e procedi."
"You have 5 minutes to wallow in the delicious misery,
enjoy it, embrace it, discard it and proceed".
Elizabethtown
domenica 4 aprile 2010
Cioccolata (calda)
Una Pasqua piuttosto natalizia, tra il freddo, la pioggia e i genitori per la prima volta a casa dopo, forse, quindici anni. E allora mi è sembrato giusto trasformare il pomeriggio pasquale in un tipico pomeriggio natalizio con cioccolata calda nera compatta nella tazza bianca, il plaid tirato sopra le ginocchia rannicchiate e film scelto con cura (visto che tradizionalmente è il mio unico compito durante i giorni di festa): The notebook: successione annunciato con annesso pianto persino del babbo.
Dopo aver preso più treni, aver ammirato esseri superiori volare sul ghiaccio, essersi soffermata qualche giorno nell'isolachenoncè è piacevole anche tornare a casa, stare in casa, lasciarsi completamente prendere, appena si può - visto che ben poco si può -, da Twilight (che pensavo parente stretto di Moccia e invece mi sono ricreduta), da I love radio rock (che non è il mio genere) e dai giovannissimi Colin Firth, Cary Elwes e Rupert Everet di Another country, scovato per caso (ovviamente a Bologna).
Ci vuol poco a placare la mia insofferenza tutto sommato, non pretendo di essere costantemente su un treno o costantemente in terra sacra, a me piace la mia casa dalle pareti colorate, un po' meno la mia città senza nemmeno un Feltrinelli/Ricordi, ma qui sono o tornano tante delle persone che amo e che inspiegabilmente mi vogliono bene, capiscono e non capiscono la mia insofferenza, mi ascoltano, ridono e scuotono la testa.
E' una buona Pasqua persino guidare sotto la pioggia battente con il riscaldamento al massimo, ascoltando All I do is dream of you di Michael Bublé. Insomma, Basta che funzioni e funziona meglio quando e dopo essere riusciti a fuggire un poco.
Dopo aver preso più treni, aver ammirato esseri superiori volare sul ghiaccio, essersi soffermata qualche giorno nell'isolachenoncè è piacevole anche tornare a casa, stare in casa, lasciarsi completamente prendere, appena si può - visto che ben poco si può -, da Twilight (che pensavo parente stretto di Moccia e invece mi sono ricreduta), da I love radio rock (che non è il mio genere) e dai giovannissimi Colin Firth, Cary Elwes e Rupert Everet di Another country, scovato per caso (ovviamente a Bologna).
Ci vuol poco a placare la mia insofferenza tutto sommato, non pretendo di essere costantemente su un treno o costantemente in terra sacra, a me piace la mia casa dalle pareti colorate, un po' meno la mia città senza nemmeno un Feltrinelli/Ricordi, ma qui sono o tornano tante delle persone che amo e che inspiegabilmente mi vogliono bene, capiscono e non capiscono la mia insofferenza, mi ascoltano, ridono e scuotono la testa.
E' una buona Pasqua persino guidare sotto la pioggia battente con il riscaldamento al massimo, ascoltando All I do is dream of you di Michael Bublé. Insomma, Basta che funzioni e funziona meglio quando e dopo essere riusciti a fuggire un poco.
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