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giovedì 6 ottobre 2011

L'uom fatale


"Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,

muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà."

Non Napoleone, naturalmente.
Steve Jobs è quel mondo, quella passione, quella voglia di vivere, di programmare, di inventare, di superare se stessi, di amare e di ispirare che è la parte migliore dell'umanità; quell'angolo di civiltà e di genialità che si reinventa sempre, che non si lagna ma agisce. Il divino che c'è nell'uomo, l'idea rivoluzionaria che cambia un'epoca ma anche il pezzo di carne che soggiace alla legge della fisica che trasforma la materia.
Pur non avendo mai comprato niente di originale Apple, vivo delle idee di quest'uomo io come gli altri, come quasi tutti, anche quelli che si dicono incantati solo dai paesaggi campestri e dal rumore del mare e non fanno caso alla poesia del portatile smilzo, liscio e colorato, al concerto dei tasti di plastica, alla magia della comunicazione immediata, all'ormai ordinario prodigio del pensiero che si fa battuta scritta, post.
Il genio è morto, le sue idee restano. Ma l'uomo Steve Jobs è vinto e cancellato. E la vita davvero mi appare sempre più come una meravigliosa merda che - per dirla alla Allen - "oltretutto dura troppo poco". Quando ti pare di aver capito, quando hai trovato un equilibrio accettabile, quando sei persino felice, e a volte anche prima, è il momento di salutare.

domenica 18 settembre 2011

La luce bianca


Uccisa l'afa, uccisa l'estate, torna la luce bianca, trasparente, quella che non offende gli occhi, che fa spalancare di nuovo le finestre, che non obbliga a percorsi di guerra per fugare il sole infuocato.
Anche quando apprezzo il caldo, mi manca la luce naturale in casa e mi è sempre mancata la finestra di fronte al lavello, che poi per me è l'acquaio. La finestra dietro all'acquaio c'è sempre stata in ogni telefilm che ho amato, da "Eight is Enough" a "Friends" e qui in Italia non ne ho mai vista una. Probabilmente perché ai fumi della cucina qui non è astuto sommare il caldo della luce naturale. Eppure, mentre prosaicamente si preparano i piatti per la lavastoviglie, si dovrebbe poter guardare il cielo o scoprirsi osservati dal sorriso di chi ti vuol bene nel cortiletto a tasca, proprio lì di fronte.
Mi piacciono le finestre grandi, con la struttura bianca che moltiplica la luce; non amo le persiane rigide o le tapparelle pesanti, che fai fatica a chiudere e che la notte non lasciano trapelare la luce.
Mi mancano i lucernai, dove si sente piovere e ascoltare la pioggia è quasi sempre un piacere. Mi piace spengere la luce la notte e trovare la luce del lampione che filtra potente da fuori. Se proprio devo svegliarmi presto, adoro osservare la luce che cresce, o alzarmi senza comunque dover accendere la luce o tirare su le tapparelle.
Dovendo, per forza, privarmi di tutto questo, tornata la luce bianca, mi concentro sulle tende nuove della camera, naturalmente viola. Ma la mancanza totale rimane.

lunedì 29 agosto 2011


"Le vacanze estive inferiori ai venti giorni dovrebbero essere dichiarate fuori legge" - sostiene la Vale. E ha ragione.
Di solito al ritorno dalla mia misera settimana a casa ero distrutta. Non che stavolta non avverta il rebound, non che non mangi persino gli insipidi rich tea biscuits della Tesco con malinconica nostalgia, eppure me la cavo abbastanza bene. Sono stata così serena, felice, (anche troppo) soddisfatta (a giudicare dalle foto) per venti giorni che ancora ne avverto l'effetto positivo sull'umore. Guardo qui intorno l'umanità offesa e piegata dal caldo con un misto di pietà, di affetto e di distacco, come se non fossi anch'io nella cloaca dei 37 gradi ed oltre.
A tratti la sensazione di buono, il mood londinese è la stessa che si prova al risveglio dopo un bel sogno. Ma là sono stata, là mi sono svegliata per venti giorni, sotto il piumone, nella stanza illuminata anche di notte dal lampione che dava sul roof, là mi sono svegliata col sorriso, tirando su le tapparelle color legno, per verificare che Holland Park e la casa dei sogni di fronte, quella con la cucina con l'isola, fossero reali, fossero sempre accampati là di fronte. Là mi sono svegliata con Vivaldi, là ho fatto colazione con il latte alla panna e i digestive, decidendo i dettagli della giornata con uno sguardo al cielo a volte meravigliosamente imbronciato, a volte semplicemente grigio, a volte con le nuvole che corrono.
Sono stata così bene che ancora mi porto dentro quel bene. Continua a vincere la sensazione del buono che c'è stato, dell'orgoglio di esser stata scelta ed inclusa, di tutto quanto ho condiviso: dagli hamburgher di Giraffe, al teatro in mezzo al parco, alla volpe, al mio Globe, all'afternoon tea da Max, all'Harry da tube e agli abbracci veri, da vero telefilm, dell'ultima sera.

domenica 28 agosto 2011

Together we stand


Non è la mia città del cuore, ma è appena una tacca sotto. E penso alla mia New York spettrale in attesa dell'uragano. E mi fa male pensarla vuota, pensarla ferma, pensarla inerme. Seguo le ultime notizie, come se Irene dovesse passare a non più di un centinaio di km da qui. E' sempre stato così ancor prima di metterci piede. Camminare per le sue strade è stato come averlo sempre fatto. E' tutto pronto, tutti sono pronti e ce la faranno - spero - senza troppe ferite. I due cretini col kajak nell'Hudson li avrei lasciati al loro destino, che non si sarebbe perso nulla. Anzi.
Riguardo per l'ennesima volta le ultime puntate della decima serie di "Friends", rido, mi commuovo e continuo a non capire perché ci debba trasferire in campagna dal Greenwich Village. Anche con Irene l'uragano alle porte.

domenica 24 luglio 2011

Bologna


Nella casa sospesa sopra la stazione dove mi si conosce meglio di me stessa e mi si apprezza per questo e nonostante questo, dove c'è il mio spazzolino, dove mi si apre se prometto di non portare generi di conforto, dove si condividono le stesse passioni, si apprezzano gli stessi amici, si indulge col sorriso alle mie ossessioni e alle mie mancanze, dove nascono e si condividono le idee migliori nonché abiti e scarpe col tacco, dove si lasciano disegni sul pavimento e una scatola con i coriandoli sul tavolo di cucina, dove si stendono liste, dove si progettano giorni felici.

lunedì 9 maggio 2011

D'in su i veroni del materno ostello



Malgrado si rivendichi da più parti la mia adozione, ho una bella famiglia e soprattutto un clan numeroso e godereccio. Da piccola mal sopportavo l'ennesimo matrimonio-comunione-cresima con i lunghi pranzi seduti. Pian piano però ci siamo evoluti: salto spesso le cerimonie, i pranzi non sono più solo seduti, i cuochi sono diventati sempre più raffinati, abbiamo inglobato nel clan anche rinomati gelatai e le cene sono diventate occasione per condividere luoghi e tempi della memoria, per fermarsi un attimo a contemplare la vita che scorre, bloccarla in una foto, in una cena, in una chiacchierata.
E ritrovarsi tutti insieme a Badia a Pacciana, luogo mitico della mia infanzia, dove tutto pare essere iniziato o almeno dove si perde l'albero genealogico del ramo pistoiese è un po' questo e un po' una puntata speciale di un telefilm tanto amato vent'anni dopo.
Badia non è nemmeno un paesimo, è una badia, un'abbazia circondata da vivai: un campanile, un chiostro, delle scale, un verone, quattro porte, un forno, il portichino circondati dal nulla, da minuscole strade tutte uguali con le fosse ai lati e i vivai intorno. Vivere lì per me sarebbe inconcepibile e, in effetti, non ho mai vissuto lì, non ho mai giocato nemmeno da piccola su quel verone, dove però la mia mamma e i miei zii hanno urlato, hanno riso, hanno pianto, sono stati bagnati dall'ennesima secchiata d'acqua della vicina intollerante ai bambini. E ogni anno, ad ogni settembre, in occasione della festa, in pellegrinaggio lì sono stata portata anch'io e ogni anno ho ascoltato i racconti dei giochi sul verone, del forno acceso a turno, dell'acqua che era a cento metri da casa, al portichino, della fortuna di avere il bagno in casa, della scuola accanto alla chiesa, della porta dove abitavano la bisnonna Bianca, la nonna Rosanna, lo zio Nardino e la zia Clara, dove la mia mamma veniva a farsi fare le trecce prima di andare a scuola.
Ieri mi sono regalata alla malinconia del ritrovarsi tutti grandi con i tavoli tondi nel centro del chiostro, a festeggiare due fortunati che stanno insieme da più di cinquant'anni, a tornare ad essere non io, ma a tratti "la figlia della Lori", a tratti "la nipote della Rosanna" e talvolta la professoressa dal nome impronunciabile che pare polacco: perché tutto il paese (con cui ho infinite relazioni di parentela che ignoro) naturalmente era lì con noi con l'abito della festa.
E ieri, di nuovo, le bambine con i fiocchi bianchi nei capelli e i boccoli hanno accompagnato tutte emozionate i loro bambini ormai parecchio cresciuti sotto il verone per il rito della novella dei tempi che furono.

mercoledì 10 novembre 2010

Già


Già Firenze ha un'altra dimensione. A Firenze stasera Gaia ha presentato l'ultimo libro di Antonella. A Firenze dietro la piazzetta del porcellino c'è il Palagio di Parte Guelfa con scalinata esterna in pietra serena, salone illuminato, cioccolata, rum e latte nella sala del camino, libri in esposizione, due scrittrici, due insegnanti, due amiche cui sorridere, da ascoltare e applaudire. A Firenze piove e la città è ancora più bella, tutta luci e riflessi.
Già Firenze ha un'altra dimensione, ma arrivare e venir via non a notte fonda rimane un'impresa: devi sperare in una fortunata congiunzione astrale che contempli treni in orario o anche solo treni che partono, tecnicamente non soppressi e, orologio alla mano, devi venir via senza nemmeno salutare come vorresti.
Ma già Firenze ha un'altra dimensione e passarci un tardo pomeriggio rinnova l'umore.

mercoledì 22 settembre 2010

Quando il fiorellino ero io


Ammetto la commozione quando, in prima serata, ho ritrovato la ninna nanna della mia infanzia. Per me Buonanotte, fiorellino non è la canzone di De Gregori, è la canzone mia e della mia mamma, io sono il fiorellino, a me era dedicata, per me era cantata.

Step by step

Rapporti sociali costruttivi: il nuovo imperativo morale - dice il Saggio.
E' una filosofia che ho abbracciato già da sei anni a questa parte.
Grosse periodiche défaillance a parte.
Sulla teoria, come sempre, sono preparatissima.
E' la pratica che mi fa difetto.
Ma sto migliorando.
Con un'altra vita a disposizione ce la potrei anche fare.

giovedì 12 agosto 2010

Un altro


Un altro giorno d'estate, un giorno rubato all'autunno in cui guidare in pieno sole tra le strade semideserte, ascoltando Bublé. Uno sguardo al cielo dalla casa degli Hamptons di Pistoia, perfetto set per qualsiasi film, perfetta per una festa di matrimonio nel caldo di una notte di inizio luglio con l'erba fresca e le scarpe abbandonate sotto le sedie, perfetta per ritrovarsi, perfetta per condividere "Julie e Julia".
Lo storm, nel frattempo, si è perso.
E non ce ne rammarichiamo.

martedì 3 agosto 2010

Pause




Luglio e agosto mi piacciono anche perché all'insegna di tante "pause" in cui ci si ritrova, si mangiano pizze, burrate ma soprattutto dolci e frappuccini, ci si racconta, si chiacchiera, si corre (letteralmente) verso lo Starbucks appena avvistato, ci si compiace di aver creato in una settimana nuovi frappuccino-addicted, si guardano foto e film, si ritrovano vecchi amici seriali come Ephram Brown, si commenta, si legge, ci si imbatte in compagni delle elementari, si ride, non si guarda l'orologio e si fotografa ogni dettaglio, per ricordare non tanto il terzino con panna montata quanto il momento, lo star bene in quel momento con quella persona (o anche da sola) in quel luogo.
Con naturale ma meticolosa ricerca si incastra ad arte pausa nella pausa, pausa dopo la pausa, per rivedere tutti, tutti quelli che meritano. La casualità poi vi insinua qualche volto inaspettato o nuovo. Nella pausa hai il tempo di guardarti intorno, di cogliere e di apprezzare gli angoli, i dettagli, gli scorci: dai divani che ti rimandano al Central Perk, alla tovaglia di Terzi, al vassoio in stile provenzale che ti compiaci di aver regalato, alla poltrona di Starbucks tra il marrone e il viola, al fulmine nel buio della notte di S. Alessio, a piazza del Duomo con vista battistero e campanile.
Ci si lascia voler bene; si vuole bene; si è orgogliosi di poter affiancare piccole grandi persone che stanno diventano gran belle persone; si annusano albe umide e fredde con un caffè bollente nel polistirolo tra le mani; si scrutano con invidia buona, a volerne cogliere l'arcano segreto, gli occhi di persone che hanno avuto il coraggio e la fortuna di regalarsi un po' di felicità.

domenica 30 maggio 2010

Saperti



Saperti a Lecce cullata dalle persone che contano, dalla Cri, dai middlelburiani, da Virzì ad ammaliare, stordire, a far piangere la platea, a festeggiare compleanni da due giorni, su terrazze a chiacchierare ridere scherzare, a ricevere inviti meritati, in mezzo al caldo buono di fine maggio, a saperti felice, mi rende felice. Buon compleanno, ancora. Buon compleanno anche se è già il 30 maggio, ma nella bolla il tempo è fermo e tutto è giustamente lieve e allegro.
La felicità occorre anche meritarsela, acchiapparla al volo, risorgere ogni volta, saperla cercare, combattere per conquistarla e viversela su una terrazza affacciata sui tetti di Lecce.

mercoledì 12 maggio 2010

Rose e gerbere




Anche oggi "ho vissuto la mia giornata", bella piena, pesante e compressa. Continua a sfuggirmi il segreto della serenità e della calma serafica ostentata dalla maggior parte degli umani: o hanno raggiunto un livello Zen cui non arriverò mai o mentono molto bene (spesso anche a se stessi) o hanno una biologia diversa dalla mia.
Su qualche fronte si vince, su qualche altro si perde. La fine della salita pare da giorni sempre dietro la curva; peccato che, svoltato l'angolo, compaia l'ennesimo tornante. Poi appare inaspettato il rosa delicato delle rose inglesi o il fuxia sfrontato delle gerbere ed è un po' come i limoni di Montale: se non per me, per qualcuno questa mia fatica della vita di plotiniana memoria sembra avere un senso.

martedì 29 dicembre 2009

Watson e Holmes

I produttori e il regista di Sherlock Holmes devono aver pensato: "Quale può essere una coppia di attori carismatica, affascinante, intrigante, irresistibile, di sicuro impatto anche commerciale?"
Si sono risposti: "Robert Downey Jr e Jude Law".
Passaggio successivo: "Quale coppia storica, trascinante potremmo far loro interpretare?".
Tra le altre ipotesi "Holmes e Watson" è risultata quella vincente. Poi la produzione ha incaricato un gruppo di sceneggiatori in gamba di trarne un soggetto decente con buone battute, raccomandando il margine per un sequel. Ed ecco lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie.
Un film praticamente costruito sui primi piani di Jude e di Robertino, sulle faccine di Robertino, sugli sguardi assassini di Jude, sui pettorali di Robertino e sulle spalle di Jude, su Robertino nella versione con mantello e occhialino tondo e su Jude con il completone ottocentesco e claudicante. I due sono anche bravi, il che non guasta. Credo che nessuno, tranne Simona, vada a vedere questo film per puro interesse verso la storia del personaggio Sherlock Holmes. Nessuno. Il film è anche ambientato a Londra, ma avrebbero potuto ambientarlo ad Algeri e non avrebbe fatto differenza. Il punto non rileva.
Quindi, il 28 dicembre si può e si deve prendere e partire per Bologna per condividere simili imperdibili esperienze mistiche, che rendono migliore la vita.
E magari tornare a vederlo a Pistoia. Ed essere già in attesa del sequel.

mercoledì 25 novembre 2009

The notebook



Tra ieri e oggi mi sono finalmente concessa, per quanto a pezzi, un regalo di compleanno: un regalo da parte di chi mi conosce meglio di quanto conosca me stessa: The notebook, con un notevole Ryan Gosling e James Marsden, figlio maggiore ormai cresciuto di Papà Noè. Mi è stato presentato come "un filmone che deve essere visto". E così è. Ho pianto appena trascorsa la prima mezz'ora fino alla fine e questo anche se costretta a vederlo in più parti, e questo anche se decisamente bucolico (dal mio punto di vista). Ho trovato persino affascinante la foresta nel lago, simil luogo incantato protetto da centinaia di oche e di cigni, irritante lei algida nella barca, irresistibile lui che la fissa sereno ma deciso e le mostra il lago, le mostra cosa ha perso, a cosa ha rinunciato. La storia di "una vita semplice", una meravigliosa vita semplice che gradirei aver vissuto, alzheimer compreso alla fine. La vita presenta sempre un conto molto salato, comunque. E lei, appunto, si ammala di alzheimer. Per la maggior parte del tempo non ricorda niente, non riconosce niente e nessuno, nemmeno i figli. Vegeta. E Noah, l'amore della sua vita, le legge la loro storia perché a volte Allie per pochi minuti torna se stessa, perché lei gli ha chiesto di farlo quando ha saputo di essere condannata a perdere se stessa.
Visto appunto che la vita presenta quasi sempre conti piuttosto amari, se si può, finché si può, è bene perdersi nelle foreste immerse nei laghi e scegliere la casa bianca con il portico con le sedie americane, bianche anche loro. In mancanza di scelta, si guarda "The notebook" e si piange ben convinti. Si piange per la commozione, per il film, per ciò si ha e per ciò che non si ha.

venerdì 13 novembre 2009

J and R

Scocciata e seccata, ritrovo un senso e un significato, mi riconcilio col mondo gustandomi il trailer di Sherlock Holmes con Jude e Robertino (grazie alla segnalazione di Gaia e di altre illuminate e caritatevoli blogger).

domenica 1 novembre 2009

20°

La carriera del forno in versione calorifero d'emergenza è ufficialmente terminata. Anime gentili mi hanno regalato una stufa alogena oscillante. La civiltà, soprattutto quella ad almeno 20° C, è sempre la benvenuta.

venerdì 24 luglio 2009

The holiday



Adoro suggerire, guardare, commentare in diretta o anche via cellulare, arrivare a convidere film o telefilm. "Elizabethtown" è entrato nella mia vita per caso con commenti puntuali via cellulare una serata d'estate prima di una partenza, meno di una settimana più tardi avevo in mano il dvd, ancora questo Natale me ne è stata regalata una copia in italiano, appunto per poterlo condividere.
"The holyday" era in cartellone a Londra a fine dicembre 2006, erano giorni intensi e me lo sono lasciato scivolare via; la vita reale giustamente ha prevalso. Quel manifesto, l'ambientazione londinese, l'autrice, Nancy Meyers, i protagonisti, Jude Law e Kate Wislet, hanno fatto sì che mi fosse regalato in dvd ed è stato amore a prima vista. Non è un capolavoro s'intende, è una commedia romantica che dà voce alla speranza, anche se la speranza dura lo spazio di un film, due ore di una piacevole illusione consapevole. Non è un film alla Frank Capra perché non è chiaro (e non può esserlo) cosa avvenga dopo l'ultimo dell'anno trascorso tutti insieme, bimbe comprese, nella casa di lui nel Surrey. Ad ogni nuova visione mi fermo a pensare, di fatto sceneggio, tutte le possibili evoluzioni. Comunque, finale a parte, Iris e Amanda si sono concesse una possibilità e io e i miei astratti furori non possiamo non lasciarcene affascinare. E' evidente anche che un Graham che bussa alla porta di un cottage disperso nella neve della campagna londinese è pura fantascienza, fa parte dell'illusione consapevole, della fiaba. Ogni tanto mi merito una fiaba. "The holiday" è certamente una delle mie fiabe preferite.

martedì 21 luglio 2009

Il valigino celeste



Inchiodata qui finora, finalmente preparo il valigino celeste. Torno a partire, torno. Ho voglia di partire, ho voglia di tornare. Ho voglia di stazioni, di paesini annegati nel verde che scivolano via veloci, di abbracci, di terrazzi, di aria condizionata, di portici e di concerti, d'estate.

sabato 14 marzo 2009

Mai

Avevo intuito qualcosa, ma mai avrei immaginato così tanta fantasia e dedizione allo scopo. Certo, ogni fatica deve essere premiata, ma nessuno prima d'ora aveva mai premiato, anzi direi celebrato una mia (e non solo mia) fatica con così tanto sforzo, allegria e creatività espressiva, artistica e culinaria; soprattutto mai prima d'ora così tante persone, persone a cui voglio bene e che stimo, si erano spese a tal punto per incidere nella mia mente a lettere di fuoco il bene che sentono per me. Karma dello stercolaio a parte, sono proprio fortunata. E ringrazio tutti: l'Ire, Ale e Clemy e la loro casa, la Carmina e l'Ale, la Pat e l'Ale, Sabrina, Lia, Aldina, Laura e Laura, Stefano, la Mery, che nemmeno ha potuto assaggiare il suo squisito volatile alle spezie d'oriente, e Niccolò, che ha inforcato di corsa la bici con la macchina fotografica al seguito, per quanto nemmeno mi conoscesse. Mai avrei potuto immaginare. E' stata una festa sentita e partecipata da tutti, perché vera festa di liberazione dopo due anni di umor nero pece pece pece pece da parte mia e di umor nero pece pece pece pece da tollerare e risollevare con graaaande fatica da parte vostra.
Ha avuto senso arrivare a giovedì 12 marzo 2009.
Avrei solo voluto condividere e mutuare la mia gioia, il mio attimo di felicità con colei che è la vera artefice di quei personaggi che affollavano la torta; colei alla quale voglio un mondo di bene.