Visualizzazione post con etichetta London 2012. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta London 2012. Mostra tutti i post

martedì 10 settembre 2013

Rogge

C'è un nuovo Presidente del CIO e per adesso non so, preferisco non sapere chi sia, perché l'unico dettaglio memorizzato è che Jacques Rogge, il mio Presidente, ha terminato il suo mandato. Era troppo sperare che chiamassero alla Presidenza Sebastian Coe, solo in quel caso avrei capito; avrei persino apprezzato. In effetti è il 2013 e nel 2013 scadeva il mandato di Rogge. Per me è come se fossero finite per sempre, una seconda volta, le mie Olimpiadi.
L'unica notizia buona della settimana è che non devo imparare lo spagnolo, che mai mi ha affascinato. L'unica buona, perché Tokio è davvero tanto tanto lontana, troppo lontana. E questa volta non ci sarà nemmeno Cary Grant.

martedì 21 agosto 2012

Lisce o a costine purché colorate

Dalle stelle alle stalle nel più classico del roller-coaster; dalla perfezione e dalla serenità alla materialità della carne e della biologia, mitigate dagli abbracci, dalle carezze e dagli sguardi buoni. Pare un mese e non è nemmeno una settimana che sono atterrata con un paracadute poco gentile nella terra arida e secca della Toscana che mi rilegge ad ogni angolo, ad ogni ventata calda e afosa, ad ogni strada deserta e desolante (ben più che desolata), ad ogni muro scrosticciato la Liguria ruvida e asciutta degli Ossi di Montale. I cocci aguzzi di bottiglia in cima ai muri non ci sono, perché sono sufficienti quelli conficcati qua e là a caso nella carne. Per me, il particolare che salva, il topo bianco di Dora Markus, è l'arcobaleno di colori delle canottiere. Meno male che in primavera me ne hanno regalate un bel po'.

lunedì 13 agosto 2012

Farewell

In lontananza sento gli ultimi fuochi e il rumore di uno dei tanti elicotteri. E' finita, finita davvero. Ci sono le paralimpiadi, ma la fiamma di Olimpia è spenta e il mondo, non solo io, è un pochino più triste. La bandiera olimpica è nelle mani del sindaco di Rio, che starà festeggiando felice. Adoravo vederla sventolare ovunque, qui dove le bandiere sventolano davvero invece di rimanere desolatamente afflosciate. Da domani niente più megafoni o mani giganti ad ogni uscita della metro, ad ogni angolo; niente più volti sorridenti che ti indicano la strada anche se non hai bisogno e non lo hai chiesto, che ti intrattengono se si presenta la possibilità di una fila anche di soli cinque minuti, che si scusano se ti rallentano per venti secondi appena. Londra tornerà ad essere solo la città eccezionale che di solito è; non la città olimpica, non una delle Città invisibili di Calvino, la città rosa fuxia dove grandi e piccini hanno quasi tutti lo stesso logo, militari compresi, hanno un pass al collo o bandiere tutte diverse sulle spalle e in mano, alcune enormi, altre piccolissime; altri hanno braccia e volti pitturati; ovunque una miriade di transenne e di persone che applaudono, a chiunque. Probabilmente già da domattina tutto tornerà all'eccezionale normalità, ma io studierò ogni segno, ogni scarpa e ogni orologio rosso dei volontari, ogni cartello che indica che le Games Lanes dovranno essere rispettate fino al 14 agosto e me li terrò stretti più che potrò.

martedì 7 agosto 2012

Tutto

Nella città dove tutto può accadere e accade, tra chi ha deciso di buttarsi o è capitato che sia finito sui binari della metropolitana, tra le foto dei medagliati, tra chi segue le olimpiadi e chi no, qualcuno in meno si cura dei teatri e finalmente ho conquistato senza fila un buon biglietto per Mamma mia!, che poi è risultato ottimo ma non eccezionale, nettamente inferiore a Crazy for you e a Billy Elliot. Comunque, nella città dove tutto può accadere ritrovo sul palcoscenico nella parte di Harry un volto chiaramente noto, che poi risulta essere Neil Roberts, l'affascinante demone che dopo appena sei puntate viene annientato da Prue Halliwell nella prima serie di "Charmed". Neil era una delle ragioni per cui ho guardato "Charmed" ed ora eccotelo lì sul palco di fronte a me a cantare. Sempre soprassedendo su un Kenneth Branagh che appare dal nulla a meno di cento metri a declamare "The tempest", sulla collina dell'Olympic Stadium, sempre soprassedendo perché questa è una parte che devo ancora elaborare. Insomma, ditemi se questa non è la città più incredibile del mondo. Giusto giusto se la può giocare con New York. Forse.

sabato 28 luglio 2012

Enjoy

E ora che la fiamma è stata accesa nello stadio: strabilianti giochi di Olimpia a tutti! Le olimpiadi sono un Natale all'ennesima potenza, che aspetto per quattro anni. E stavolta l'hanno voluto, cercato, costruito, plasmato nel mio angolo di mondo preferito. Congiunture che accadono una volta nella vita e per questo non riesco a dormire pochissimo per adesso. Dormirò a Pistoia, mi viene bene. Comunque, al di là della mia esaltazione malata, le olimpiadi fanno bene a tutti, ricordano i buoni propositi che, per quanto finti, per un po' funzionano, tirano fuori la parte migliore delle persone, estrapolano il massimo, rendono felici: me di sicuro. Peraltro in questi giorni di volti sorridenti, compiaciuti, positivi, abbraccianti ne ho visti ovunque: organizzatori, contractors, volontari, soldati e atleti. Gli organizzatori quasi non riescono a realizzare di aver concretizzato davvero e nel miglior modo possibile, almeno per ora; i contractors perché è un'ottima opportunità di lavoro: tanti sono giovani grati e orgogliosi dell'opportunità; i volontari perché vivono il sogno, nella remota paura di svegliarsi; i soldati perché sono dei ragazzoni dal sorriso dolce che mai avrebbero pensato di sfilare nello stadio olimpico al posto degli atleti nella prova generale della cerimonia di apertura e scattano foto a non finire; gli atleti perché sono dei ragazzi, alla fine, e si godono l'opportunità della vita sorridendo e urlando durante la sfilata; gli atleti non più ragazzi tornano bimbi sulla giostra quando entrano sulla pista dello stadio. Da domani si farà sul serio e ci saranno le code, i ritardi, le complicazioni, le responsabilità. Stasera è la sera della festa: è il sabato del villaggio, anzi già l'inizio della domenica perché la cerimonia è già finita e la sorpresa non c'è più. Ma c'è un nuovo inizio, una nuova esperienza, molto da provare e da imparare, molto da osservare e, quindi, magari le olimpiadi riescono nel miracolo del doppio sabato consecutivo. E poi la parola d'ordine, che mi è stata più volte ribadita martedì è: "Enjoy!". Enjoy the London 2012 Olympic Games!

martedì 24 luglio 2012

E poi

E poi, dal nulla, arriva una coccinella (invece delle zanzare). E' un luogo magico, c'è poco da fare.

martedì 14 febbraio 2012

Non

Capisco il no alle olimpiadi di Roma: non è il momento.
Probabilmente, certamente non è il momento per permettersi investimenti milionari in progetti olimpici che, mal gestiti e spesso anche ben gestiti, lasciano debiti con parecchi zeri. Però mi dispiace parecchio lo stesso. E' una rinuncia e un'ammissione di resa alla realtà che vale più di un declassamento di un'agenzia di rating.
Ci saranno altre occasioni, per quanto ne dubiti, e sarà comunque troppo tardi.

mercoledì 27 aprile 2011

Metti la cera, togli la cera


Proud to be part of London 2012, almeno finché potrò, finché non mi escluderanno.
Vogliono persone motivate? Eccomi.
Sono motivata da una vita per i giochi olimpici e per Londra.
Non mi tiro indietro. Cadrò comunque in piedi, con l'onore delle armi, sfoderando un sorriso convinto. Rincorrere un sogno, pur nella consapevolezza dei limiti, fa bene all'anima; alla mia certamente.
Mai avrei pensato, riempiendo l'application form che mi avrebbero dedicato mezz'ora di intervista telefonica in qualità di aspirante game maker volunteer. L'hanno probabilmente concessa a tutti i 70000 aspiranti: il fatto non rileva. L'hanno concessa anche a me e tanto mi basta per essere felice oggi. Là, in un ufficio a Canary Wharf, in mezzo alla scenografia di "Blade Runner", hanno chiamato me, che ero in Trafalgar Square a sventolare quattro bandiere nell'agosto del 2008, nel pomeriggio del passaggio del testimone da Pechino; me, che nel settembre 2008 già ero nella mailing list dei volontari; me, che credo davvero nello spirito olimpico e che ogni volta mi commuovo alle cerimonie di apertura; me, che oggi ho continuato a fissare il cellulare finché non ha suonato alle 15.31; me, che non credevo di essere in grado di sostenere una conversazione in inglese e invece me la sono cavata dignitosamente; me, cui l'intervistatore ha scandito ben bene le parole; me, cui l'intervistatore ha perdonato pronuncia e grammatica; me, che stasera sono orgogliosa di me stessa.

mercoledì 15 settembre 2010

Proud to be part of London 2012


Primo giorno di scuola: alle 7,10 sono già di fronte al primo cappuccino dell'anno scolastico con annesso cornetto vuoto in mano, alle 7,20 sono già a scuola. La prima come sempre, da sempre, senza necessità, senza riuscire ad arrivare più tardi a meno di cataclismi, almeno il primo giorno. Mi piace la scuola vuota che pian piano si riempie, la piscina a luci spente più invitante che mai.
Il 15 settembre parte anche la vera e propria campagna di arruolamento per le olimpiadi di Londra. L'accoppiata tra Londra e le olimpiadi è quasi incredibile, seppur scontata. Chi meglio di quella città potrebbe ospitarle, soprattutto organizzarle. Considerando la mia malattia londinese orgogliosamente ostentata, considerando che ogni volta riesco a commuovermi durante le cerimonie di apertura e di chiusura, stavolta devo provarci.
Dopo tre buone di sonno, in serata ho attaccato il form e in qualche modo ne sono arrivata in fondo, con un misto di eccitazione, ansia di sbagliare, di non comprendere, di dichiarare il falso non volendo ("dai tu la disponibilità alle sessioni di training tra gennaio e giugno 2012?" La mia disponibilità è totale, il problema è poter lasciare il lavoro per le sessioni). C'è anche un bel po' di amarezza perché le possibilità che mi possano scegliere, di poter davvero partecipare, di poter anche aprire le porte, porgere asciugamani, fornire indicazioni sono - lo so - piuttosto scarse: un po' i vincoli lavorativi, un po' l'handicap di vivere lontano dalla mia città, un po' - sono convinta - preferiscano comprensibilmente giovani studenti, un po' l'autocommiserazione è un abito che indosso con grande competenza.
Vedremo, per adesso mi consolo guardando compiaciuta il peluche di Wenlock, la mascotte dei giochi, comprata con una resa totale all'aeroporto di Stansted.

lunedì 30 agosto 2010

Game over


Cerco di concentrarmi sui lati, o meglio sugli angoli positivi: rivedo e risento i personaggi non precari, per due giorni sarà sempre agosto, è caldo, dormo nel mio letto, dormo, mi godo il silenzio, riguardo le foto, contemplo ancora il silenzio, guardo la posta, giro e leggo qua e là, guardo il bottino di dvd e le registrazioni del timer, getto sguardi compiaciuti su Wenlock, ascolto le fusa soddisfatte della belvina, almeno lei (apparentemente) felice.

domenica 1 novembre 2009

998 to go



Il millesimo giorno mi è passato sotto gli occhi senza che me ne accorgessi, troppo presa da altro. L'evento si avvicina, lentamente ma si avvicina e mi piacerebbe davvero prendervi parte in qualsiasi modo: porgere i bicchieri d'acqua ai maratoneti o altri infimi ruoli simili. Non riuscirò nell'impresa - lo so e me lo ripeto -, in ogni caso non demordo e seguo esaltatissima il countdown. Oggi -998 giorno alla cerimonia d'apertura.