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lunedì 9 settembre 2013

Il vento della pioggia


Finalmente un acquazzone (dopo l'altro) in perfetto stile Vermont, con l'acqua che viene giù a cordate, i fiumi impetuosi nelle strade e il vento fresco che si porta via l'afa. Ideale alla vigilia del primo giorno di scuola, quando comunque non si dorme lo stesso. Quindi tanto vale lasciarsi affascinare dalla tempesta, ma non è stessa cosa senza il vento della pioggia che filtra dalla zanzariera della finestra sopra il portico. Qui nessuno, scarpe in mano, proverebbe a guadare la strada, camminando tranquillo in una serena giornata di diluvio.  

mercoledì 8 agosto 2012

Stasera

Ho camminato fino alla metropolitana sotto una gentile pioggia tardo estivo-autunnale, ho sentito la perfezione del momento, ne ho assaporato la bellezza più che potevo, che mi rimanga marchiata a fuoco nella mente.

giovedì 19 luglio 2012

Score

L'Estate è la stagione del tennis outdoor e questo è già un punto a suo favore; a favore della stagione, intendo, perché il tennis è palesemente lo sport più affascinante. Senza discussioni.

domenica 15 luglio 2012

Scalpitii

Vista così, in una sera d'estate, è anche carina. Basta poi ripartire, s'intende.

giovedì 21 giugno 2012

Tavolini a colazione

Giorni perfetti questi per colazioni all'aperto, il modo migliore per iniziare la giornata. Le città più amate sono gremite di tavolini all'aperto per le colazioni, dalla primavera all'autunno: Londra, Berlino (benché accolga troppe vespe in estate), Bologna. Anche quando piove, basta una tenda, un ombrellone a protezione. Per quella mezz'ora il mondo non esiste oltre la visuale del tavolino, del cappuccino, del croissant vuoto e dell'eventuale libro/quotidiano (o di buona compagnia, s'intende). C'è anche chi esce di casa, vestito di tutto punto e si sistema col computer ad uno dei tavolini di fronte a "Paul" in Holland Park. Mi mancano tanto quei tavolini, per non parlare di quell'angolo di mondo.

sabato 8 ottobre 2011

Correlativi oggettivi


Dal 28 agosto fino a ieri, 7 ottobre, ogni giorno ho celebrato l'ultima giornata d'estate di questa never ending summer, che solo a tratti mi é dispiaciuta. Ho avvertito l'eccesso solo in due occasioni: la prima volta quando mi sono ritrovata all'aeroporto di Pisa con stivali, felpa, giacca lunga di pelle e 37° C; la seconda quando l'effetto serra delle finestre con sole battente unito all'effetto bue e asinello ha reso intollerabili le aule del secondo piano. Ma l'ho apprezzata lo stesso.
Ho scelto con particolare cura gli abiti, perché sarebbe forse stato quello l'ultimo giorno della stagione in cui poterli mettere; con altrettanto consapevole autocompiacimento ho indossato i completini estivi per giocare a tennis. Ho sempre trovato l'energia per alzarmi anche presto, uscire, andare a Firenze per visitare mostre, sedermi sulla coda del drago nel giardino dell'Orticoltura e mangiare, come omggio alla mia città, un gelato "chocolate fudge brownie" di Ben and Jerry (che laggiù avrei disdegnato); per camminare e fotografare Firenze e i suoi ponti. Ho indossato in casa e fuori casa le ciabattine leggere a quadrettini rossi, le uniche infradito che sia mai riuscita a portare.
Fino ad oggi.
Da ieri mi sto arrendendo alla necessità dell'autunno. Ma sbuffo.
Tanto il mio autunno l'ho già avuto ed era perfetto, perché in casa era caldo ed è per questo che avevo comprato le ciabattine a quadrettini rossi, perché i cieli erano meravigliosi e seduti al sole sulla chaise longue a righe bianche e verdi si aveva la sensazione di vivere il momento perfetto.
Lo ammetto: mi piacciono le stagioni, non vorrei abitare in uno di quei posti dove per tutto l'anno c'è sempre un sole stampato e la stessa temperatura. Voglio i nuvoloni neri e gonfi, i cieli multicolori, le sciarpe e, se vivessi in una città civile munita di sale e spalaneve, vorrei persino, una volta l'anno, anche la neve. Quindi, in definitiva, non chiedevo tanto, solo un'estate che durasse fino al 31 di ottobre, che dal 1° di novembre mi accendono il riscaldamento centralizzato.
E invece no, nemmeno l'effetto serra ha potuto tanto. E in queste case, infuocate o fredde, per coccolarmi fino all'ultimo il correlativo oggettivo della never ending summer - le ciabattine a quadrettini rossi - mi son già buscata il raffreddore.

domenica 18 settembre 2011

La luce bianca


Uccisa l'afa, uccisa l'estate, torna la luce bianca, trasparente, quella che non offende gli occhi, che fa spalancare di nuovo le finestre, che non obbliga a percorsi di guerra per fugare il sole infuocato.
Anche quando apprezzo il caldo, mi manca la luce naturale in casa e mi è sempre mancata la finestra di fronte al lavello, che poi per me è l'acquaio. La finestra dietro all'acquaio c'è sempre stata in ogni telefilm che ho amato, da "Eight is Enough" a "Friends" e qui in Italia non ne ho mai vista una. Probabilmente perché ai fumi della cucina qui non è astuto sommare il caldo della luce naturale. Eppure, mentre prosaicamente si preparano i piatti per la lavastoviglie, si dovrebbe poter guardare il cielo o scoprirsi osservati dal sorriso di chi ti vuol bene nel cortiletto a tasca, proprio lì di fronte.
Mi piacciono le finestre grandi, con la struttura bianca che moltiplica la luce; non amo le persiane rigide o le tapparelle pesanti, che fai fatica a chiudere e che la notte non lasciano trapelare la luce.
Mi mancano i lucernai, dove si sente piovere e ascoltare la pioggia è quasi sempre un piacere. Mi piace spengere la luce la notte e trovare la luce del lampione che filtra potente da fuori. Se proprio devo svegliarmi presto, adoro osservare la luce che cresce, o alzarmi senza comunque dover accendere la luce o tirare su le tapparelle.
Dovendo, per forza, privarmi di tutto questo, tornata la luce bianca, mi concentro sulle tende nuove della camera, naturalmente viola. Ma la mancanza totale rimane.

lunedì 29 agosto 2011


"Le vacanze estive inferiori ai venti giorni dovrebbero essere dichiarate fuori legge" - sostiene la Vale. E ha ragione.
Di solito al ritorno dalla mia misera settimana a casa ero distrutta. Non che stavolta non avverta il rebound, non che non mangi persino gli insipidi rich tea biscuits della Tesco con malinconica nostalgia, eppure me la cavo abbastanza bene. Sono stata così serena, felice, (anche troppo) soddisfatta (a giudicare dalle foto) per venti giorni che ancora ne avverto l'effetto positivo sull'umore. Guardo qui intorno l'umanità offesa e piegata dal caldo con un misto di pietà, di affetto e di distacco, come se non fossi anch'io nella cloaca dei 37 gradi ed oltre.
A tratti la sensazione di buono, il mood londinese è la stessa che si prova al risveglio dopo un bel sogno. Ma là sono stata, là mi sono svegliata per venti giorni, sotto il piumone, nella stanza illuminata anche di notte dal lampione che dava sul roof, là mi sono svegliata col sorriso, tirando su le tapparelle color legno, per verificare che Holland Park e la casa dei sogni di fronte, quella con la cucina con l'isola, fossero reali, fossero sempre accampati là di fronte. Là mi sono svegliata con Vivaldi, là ho fatto colazione con il latte alla panna e i digestive, decidendo i dettagli della giornata con uno sguardo al cielo a volte meravigliosamente imbronciato, a volte semplicemente grigio, a volte con le nuvole che corrono.
Sono stata così bene che ancora mi porto dentro quel bene. Continua a vincere la sensazione del buono che c'è stato, dell'orgoglio di esser stata scelta ed inclusa, di tutto quanto ho condiviso: dagli hamburgher di Giraffe, al teatro in mezzo al parco, alla volpe, al mio Globe, all'afternoon tea da Max, all'Harry da tube e agli abbracci veri, da vero telefilm, dell'ultima sera.

lunedì 1 agosto 2011

18


La valigia nera, quella alta, grande, che già a guardarla dà soddisfazione, quella che a New York scoppiava e di sicuro era oltre i 20 kg con Mummy la mummia e il gomitolo di protezione intorno, la valigia nera stavolta è persino concava eppure minaccia 18 kg. Ma è l'unico dettaglio (oltre all'anatema ufficiale ciclico, nel conto).
Si torna a casa.
Finalmente.

venerdì 29 luglio 2011

Presto


Il programma di ripristino del bioritmo comune (non naturale) procede a rilento. E' che questa città pare dormire anche quando è sveglia, all'una di giorno giù quasi tutti i bandoni e il tempo autunnale con quella sua luce perfetta, è ideale per leggere "Much Ado", girare per la casa, aprire cassetti e pensare: "Lo porto. No, non lo porto. Dovrei?", aumentare le pile precise (per una volta) di indumenti e oggetti sopra la bandiera dispiegata apposta sul letto. Manca poco e manca troppo. Se manca poco, va comunque bene. E' il tempo giusto per perdersi nelle cartine, nei progetti, nelle liste, nelle stampe e soprattutto non lasciarsi intristire da niente. Quasi tutto è meno importante. Chi è intorno lo sa, lo vede ed è indulgente.
In aprile sveglia alle 6.30, colazione alle 7 e via: per alzarsi presto (ed affrontare il freddo oltrettutto), ci devono essere ragioni di ferro, anzi d'acciaio. Ad aprile intorno c'era il tutto, il troppo pieno, casa. Nei giorni scorsi mi è persino venuto di mente di alzarmi presto (qualche volta e senza svegliare i compagni di vita e d'avventura) per andare a correre nel parco, per un minuto e mezzo - s'intende -, poi sedersi, fotografare, leggere, sorridere, assaporare compiaciuta il momento, il luogo, lo smog.
Quindi, ho aggiunto la tuta sulla bandiera.

martedì 19 luglio 2011

Volte


Finalmente un cielo per cui valga la pena alzare gli occhi: vario, corposo, mimaccioso, intrigante, complicato, sinuoso, turneriano e anche un po' voltemortiano.

Contrattacco

Basta. I primi giorni il profumo di bombolone appena sfornato è stata una dolce sorpresa notturna. Dopo quindici giorni ero pronta a bussare al forno sotto casa, in pigiama, così ieri son passata al contrattacco. La sera mi son trovata di fronte una buona pasticceria quasi per caso, ho cercato quella che si ostinano a chiamarmi ciambella e me la son comprata. Ho mangiato di gusto metà bombolone subito e metà con un sorriso beffardo di somma soddisfazione al sopraggiungere dell'infingardo profumo.
Il problema è che stanotte sarò di nuovo punto e a capo.

giovedì 14 luglio 2011

Harry Potter: l'afa lo uccide


Ecco, quella nella foto sarebbe stata la situazione ideale stasera per la prima dell'ultimo Harry Potter: ai 18 gradi torinesi delle 21, sulle meravigliose poltrone/lettini della Mole Antonelliana. Non è esattamente andata così. Anzi non è andata proprio.
E ne son contenta.
Potevo forse aspettare domani? Non esiste. Le attese non fanno per me. E poi era l'ultima prima e ci volevo essere, visto che non ero (solo per causa di forza maggiore) tra i matti accampati sulle pietre di Trafalgar mercoledì e giovedì scorso. Comunque, all'ombra dei 32 gradi delle 20.45 sono partita da casa con un misto di allegria, agitazione, malinconia: già è stato durissimo congedarsi dai libri. Ho letto, apprezzato, sottolineato le pagine, le parole; ho commentato, ho messo gli asterischi, ho cerchiato in rosso le orrende traduzioni con i pronomi relativi a caso; ho sorriso, ho riso, ho trepidato, ho sofferto, ho pianto e alla fine, quando sono proprio arrivata in fondo all'ultimo capitolo e all'ultimo rigo (letti prima, come sempre), mi sono consolata al pensiero dei libri in originale e dei film.

Andare a a vedere l'ultimo film è un piacere, un'emozione e una sofferenza, un altro congedo necessario da Harry, che ormai quasi trentunenne conduce una vita tranquilla in qualche parte dell'Inghilterra.
E invece, c'è stato l'ennesimo colpo di scena.
"Un guasto grosso - spiega l'addetta ai biglietti -, la proiezione del pomeriggio è stata bruttissima. Salta la luce. E' troppo caldo. Il tecnico sta lavorando, ma non sappiamo come finirà." Funzionano solo le altre due sale: nella 2 c'è Trasformers, nella 3 Harry non in tre D, già iniziato. Dopo un quarto d'ora pare tutto risolto e la folla di potteriani doc - giovani, meno giovani, vecchi, bambini - sale ad ampie falcate le scale della sala 1 armata di gelato e acqua. La solita pubblicità, poi finalmente il logo uncinato della Warner B. e uno spontaneo applauso da parte di tutta la sala. Ecco Ron e, sì, c'è anche Harry e soprattutto c'è il fratello maggiore Weasley, Bill (un fantastico Domhnall Gleeson), che compare in un numero troppo davvero troppo ridotto di scene, ed ecco Snape/Piton sempre più Renato Zero dei noiartri.
Ron e Bill a parte, anche la storia e il film mi rapiscono: rido, apprezzo, scuoto la testa per le innovazioni, sono tentata di unirmi all'applauso della sala per il primo bacio di Ron ed Hermione, piango (sempre anche per la consapevolezza che comunque qualcosa di bello sta finendo), quando sul più bello, mentre Harry entra nella foresta proibita e io lacrimo oltremodo ridicola con gli occhiali da 3d sopra i miei, quando, appunto, scompare lo schermo, si spenge l'aria condizionata e si accendono le luci d'emergenza. Dal nulla un caldo soffocante, gente che si precipita fuori sala a comprare l'acqua, altri che chiedono. "Troppo caldo" è la risposta. Per un sovraccarico di energia, è saltata la luce - di nuovo - in tutto il cinema. I tecnici dell'Enel, avvertiti, non intendono scomodarsi prima di domani, pare. Attendo nell'afa sempre più opprimente. Offrono di firmare i biglietti da utilizzare per una nuova proiezione nei prossimi giorni. E io risorgo. Niente più congedo definitivo stasera. Per me l'ultimo Harry Potter ancora non è finito. E' sempre lì ai margini della foresta proibita. Almeno fino a domani sera.
A meno che l'afa non lo inchiodi ancora lì, di nuovo. Laddove Voldemort ha fallito, l'afa ha trionfato.

martedì 12 luglio 2011

Tra le tre e le quattro e mezzo

In queste notti tra le tre e le quattro e mezzo s'intrufola deciso dalla finestra di camera il profumo intenso di bomboloni caldi.
Prima o poi scendo anche in pigiama e ciabatte, mi affaccio dentro il laboratorio, cercando di non spaventare il panificatore/pasticciere, e pretendo, chiedo, imploro un bombolone appena sfornato.
Che poi - non capisco - non ricordo bomboloni tra le paste di quel panificio; forse anche in inverno se li mangiano tutti i vicini nottetempo o subito all'apertura, forse mi incanta il mero profumo delle paste appena sfornate che per me è comunque e sempre il bombolone fritto, gettato nello zucchero e mangiato ancora bollente a Badia, durante la festa. Il bombolone vero - sia chiaro - quello col buco senza ripieno, quello che sa di pasta burrosa e di zucchero, che sa di buono - qualsiasi cosa ci sia in quell'impasto. Oppure è la frittura a rendere un semplice impasto di farina, acqua e qualcos'altro, un profumo e un sapore inchiodati nel palato e nella memoria da sempre. Francamente lo ignoro. Per me il cibo nasce già pronto. Comunque, un po' di burro ci deve pur essere in quel profumo/sapore diabolico. C'è il burro in tutto ciò che più mi piace: nelle paste di Paul, in quelle dei paesini dispersi sulle Dolomiti, in quelle di Berlino, persino nelle "macine" del Mulino Bianco. Quindi, per deduzione anche nei bomboloni della mia memoria e in quelli ( per me virtuali) del mio vicino panettiere/pasticciere ci deve essere il burro.
Non m'intendo di cucina, m'intendo di film e di poco altro, quindi tendo a fidarmi di Julie Powell in Julie & Julia:

"Fatemelo dire: c'è niente di meglio del burro? Pensateci, quando assaggiate qualcosa di squisito e dite: "Ma cosa è?". La risposta è quasi sempre: "Il burro". Se un meteorite si dirigesse verso la terra e avessimo solo trenta giorni da vivere, li passerei mangiando burro. La mia ultima parola sull'argomento: il burro non è mai troppo."

E nemmeno i bomboloni, soprattutto il profumo, la fragranza del bombolone tra le tre e quattro e mezzo nel silenzio della notte di luglio (perché ad agosto il panettiere se ne va in vacanza).

domenica 10 luglio 2011

Cieli e tapparelle


Una volta l'anno, una settimana, due al massimo, mi godo il castello col prendisole giallo o con quello azzurro, latte, caffè, cereali, schiacciata e galletti, Jane Austen e dvd a iosa (Il discorso del re, il primo Harry Potter, Orgoglio e pregiudizio della BBC, ecc.), esco quando ne vale la pena e soprattutto dormo, di giorno. E dormo tanto. E sto bene.
Qualcuno si preoccupa perché dormo troppo: che devo dire? Son fatta di sonno. E poi mica me lo posso permettere sempre? D'inverno la sveglia suona sempre troppo presto, è freddo e piove poco, per i miei gusti.
Sono anglosassone dipendente (anche il Canada, la Germania e la Scandinavia e la costa orientale degli Stati Uniti non mi sono indifferenti), ma nasco in un involucro mediterraneo. Sto bene sopra i 23 gradi C, benissimo fino ai 30, me la cavo fino ai 35. Quando i comuni mortali stramazzano col fazzoletto in mano, li guardo compassionevole.
Una contraddizione solo apparente. Sotto cieli migliori sono capace di alzarmi alle sei e trenta con un sorriso da parte a parte. Se è fresco, mi copro; se piove, son contenta. Detesto il sole e i cieli italiani estivi monocolori, almeno quelli della piana senza nuvole, senza nulla. Fuggo il sole che mi trova comunque e sempre. Non piove mai e c'è questa luminosità diffusa e implacabile. E io dormo. A meno di impegni, selezionati. La sera spalanco tutto e riemergo e faccio ciò che voglio. Fino all'alba. Verso le quattro e mezzo il forno della strada accanto mi regala un portentoso profumo di bomboloni caldi. Tutto questo in attesa di cieli migliori, s'intende.
Dovendo attendere, meglio accontentarsi il più possibile.

giovedì 30 giugno 2011

29 giugno


Un altro compleanno/anniversario della nascita del grande Giacomo è trascorso. Chissà perché tutti mi guardano in modo strano quando lo ricordo, i più indulgenti sorridono. C'è il 17 marzo e c'è il 29 giugno, il compleanno di un grande italiano, di una persona unica. E' per giunta sempre una buona data, in estate, alle porte dell'estate col caldo che assedia il giorno e rende perfetta la sera, da accogliere col vestito rosso.
Di Pistoia/Tristoia si cerca di apprezzare le cartoline più belle, gli scorci più affascinanti ma salta sempre fuori anche la sua malinconia decadente appena una strada più in là.
Infine, si torna a casa contenti per la serata e curiosi per la sorpresa annunciata. E' sempre bello quando chi ti conosce davvero ti scrive: "Controlla la posta, hai una sorpresa". Sarà di certo una bella sorpresa.
Era pronta al grande passo, lo sapevo già da qualche giorno, ma non mi aspettavo così dal nulla una sua mail con tanto di caratteri multicolor e di disegni a corredo. Non ci si può non commuovere per la prima mail.

martedì 28 giugno 2011

Red sparks ("if anyone gets in trouble, send up red sparks")


So di essere da tempo prevenuta e allora mi sforzo e mi sforzo ancora, benché non sembri, di trovare interessante il natio borgo selvaggio, eppure niente da fare. Anche stasera nuova prova di grandiosa vitalità: è il 28 di giugno, guardo speranzosa la pagina del televideo della tv locale in cerca della programmazione di luglio e trovo la programmazione di agosto 2010; cerco su internet e trovo un generico avviso per il cinema sotto le stelle per il luglio 2011, naturalmente senza titoli.
Li decidono tra domani e domani l'altro?

Nemmeno mi indispettisco. Ci rido su ormai e scuoto la testa. E estate e tanto mi può bastare. Per ora.

domenica 26 giugno 2011

Bolle


Un anno fa, ieri, io e due prodi compagni di viaggio risalivamo la collina della campagna subito a sud-ovest di Londra, trascinandoci dietro quattro bagagli in tre, comprensivi di tenda scout da montare, sacchi a pelo (mai stata scout), galletti, un prosciutto e altri generi di conforto, plurimi cambi, da effettuare anche in luoghi non comodi, con diverse soluzioni a strati per passare da 10 a 30 gradi C, macchine fotografiche, "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban".
La tenda veniva montata con sufficiente ed orgogliosa agilità (eseguivo solo gli ordini, è chiaro), i sacchi a pelo srotolati sull'erba ma un'erba civilizzata, un manto compatto e fresco, quasi finto, apprezzabile persino da me. La giornata trascorreva nell'ozio, nella piacevolezza e nella soddisfazione più assoluta, in una bolla sospesa, irraggiungibile dalla realtà bigia; intorno altre migliaia di campeggiatori nullafacenti, sotto un sole per me implacabile eppur sostenuto con dignità. Abbiamo chiacchierato, letto, apprezzato i volontari e l'organizzazione britannicamente ineccepibile, commentato le ragazze che, in appena un'ora e mezza, hanno montato la loro tenda, piantando i picchetti con una spazzola; abbiamo commentato la precisione patologica della coppia di fronte a noi; seguito il tramonto, scrutato all'orizzonte il rosso delle luci della città; abbiamo dormito in tenda e all'aria aperta, con la testa appoggiata alla valigia; ci siamo svegliati alle 4 per l'alba di giugno e fotografato l'aurora. Abbiamo fatto la fila per il caffè e il panino col bacon; abbiamo smontato la tenda, depositato le valigie; abbiamo sorriso, sorseggiato tè caldo, fotografato moltissimo e guadagnato agognati wristbands. Il resto è stato il 3rd round a Wimbledon tra campo n. 1 (ex centrale), campi laterali, palline usate, fragole con la panna, fiori verdi e viola, tanti, tanti convinti sorrisi, ottimo tennis.
Un anno fa, ieri. Un ottimo consiglio, un'ottima scelta.
Insomma, si può dormire in tenda, sotto le stelle e camminare sull'erba fresca, sempre che il premio sia niente di meno che Wimbledon e che la compagnia sia all'altezza della situazione.

sabato 25 giugno 2011

Qualcuno


Finalmente assaporo l'estate, il caldo, i tempi distesi e, dovendo rinunciare all'escursione berlinese che avrei in mente, così mi preparo al premio tanto agognato:

A
About a Boy - Un ragazzo
L'altra donna del re

B
Beau Brummell
Beautiful People

C
Closer

D
Detective Conan: Il fantasma di Baker Street
Il diario di Bridget Jones
Il discorso del re
Dream Street

F
Four Play
Fumo di Londra

G
Giglio infranto


G cont.
Giù per il tubo
The Glorious Adventure
Gorgo

I
In viaggio con una rock star

L
Lassiter lo scassinatore

M
Una magnifica avventura
Match Point
Metroland
Miss Pettigrew

N
Notting Hill

R
RocknRolla

S
Sabotaggio
Sliding Doors
Sognando Beckham
Steamboy
StreetDance 3D
Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street

T
Il terzo segreto

U
Una strada, un amore

V
23 passi dal delitto
La vera storia di Jack lo squartatore

W
Wimbledon


E' uno sporco lavoro, ma lo svolgo volentieri.
Si ringrazia Wikipedia.

lunedì 13 settembre 2010

Fischi e sfarfallii



Un lunedì rubato e meritato, scavato nell'afa buona settembrina di Firenze, nella serra delle fate tutta bianca, trasparenze, tulle con le sedie a forma di farfalla. Piccole e grandi donne in mezzo alle farfalle. In disparte, discrete come sempre, vecchie conoscenze come la blatta fischiante del Madagascar.
Miracoli della natura umanizzata. Urbanizzata. E resa innocua.