C'è un nuovo Presidente del CIO e per adesso non so, preferisco non sapere chi sia, perché l'unico dettaglio memorizzato è che Jacques Rogge, il mio Presidente, ha terminato il suo mandato. Era troppo sperare che chiamassero alla Presidenza Sebastian Coe, solo in quel caso avrei capito; avrei persino apprezzato. In effetti è il 2013 e nel 2013 scadeva il mandato di Rogge. Per me è come se fossero finite per sempre, una seconda volta, le mie Olimpiadi.
L'unica notizia buona della settimana è che non devo imparare lo spagnolo, che mai mi ha affascinato. L'unica buona, perché Tokio è davvero tanto tanto lontana, troppo lontana. E questa volta non ci sarà nemmeno Cary Grant.
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martedì 10 settembre 2013
Rogge
giovedì 28 giugno 2012
Nora
"Tu non vuoi essere innamorata. Tu vuoi essere innamorata in un film" - ribatte Becky ad Annie.
E siccome è vero, e siccome Annie è la protagonista di "Sleepness in Seattle", Nora Ephron la fa correre verso un Empire State Building illuminato con un cuore rosso la notte di S. Valentino, perché è un film e nei film esiste il destino ed esiste, deve esistere, il lieto fine. Sapere che Nora non c'è più da ieri mi rattrista davvero tanto perché è una delle mie sceneggiatrici preferite. Scriveva commedie romantiche dalla trama scontata, se si vuole, ma dalle battute fantastiche, sceglieva protagonisti persino bolsi come Tom Hanks e li rendeva personaggi affascinanti e soprattutto sceglieva i colori di New York, che nobilita un film già di per sé. Accostava New York, Meg Ryan, Tom Hanks e Cary Grant, altre volte saltavano fuori Elizabeth Bennet e Mr Darcy e poi il burro, tanto tanto tanto burro per "Julie e Julia".
Pare che Nora stesse lavorando a "Lost in Austen", la storia di una giovane newyorkese appassionata di Jane Austen. Non posso non adorare una sceneggiatrice che coniuga New York e Jean Austen. Per non parlare delle colonne sonore: alla fine dei suoi film c'è quasi sempre un personaggio che corre verso la felicità magari col sottofondo di "It had to be you" del grande Frank. Nelle sue pellicole i protagonisti leggono spesso e soprattutto scrivono tanto: lettere, post, messaggi, mail. A volte un'ossessione. E Nora faceva sembrare normale la mia ossessione.
La realtà è già troppo deludente, se guardo un film (e adoro guardare film, ho un bisogno fisiologico di guardare film), pretendo battute indimenticabili, ironia graffiante, il lieto fine, New York, la Austen e qualcuno che comprenda, come me, l'ossessione per la messaggistica. Il destino, l'uomo del destino - sosteneva Nora - deve esistere nei film e allora datemi Kathleen che cammina, praticamente corre anche lei verso il ponte nel parco nell'Upper West Side, sorridente, curiosa, preoccupata, innamorata. A rendere perfetto il momento e l'incontro, il miglior arrangiamento di "Somewhere over the rainbow".
mercoledì 8 dicembre 2010
Arsenic and old lace

Una sceneggiatura anche troppo farsesca, una grafica e una regia da anni Quaranta e siamo in effetti nel '41, molto teatrale e un po' noioso, poco organico, ma le faccette incredibili di Mr Cary Grant, unico sano in mezzo ai matti, unico orgogliosamente non Brewster in mezzo ai Brewster, valgono il film. Lui che si siede al lato della zuffa, si accende una sigaretta, ripone il portasigarette nel taschino e si rivolge sereno a poliziotti e al fratello pazzo omicida, che si menano di santa ragione: "Fight! Go on and fight!", "Go ahead, fight!".
Il resto è comunque New York, con il ponte di Brooklyn che si intravede, oltre il cimitero, dalla casetta a due piani delle due vecchie zie, le classiche zie tutte tè, biscotti e trine che uccidono chiunque si dichiara "lonely" con un vino di sambuco con aggiunta di arsenico e cianuro.
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