Mi basta poco alla fine per mutare d'umore, mi basta una prenotazione nel posto giusto, nell'unico posto al mondo dove devo tornare, da dove non dovrei partire. Ma poi si deve ripartire, ogni volta, perché - si sa - vivere costa, realizzare i sogni costa e l'angolo di mondo che mi permette di tornare dove voglio è lo stesso che mi annoia. Alla fine un compromesso quasi accettabile, c'è di peggio.
Comunque, l'umore è mutato. Dal nulla. Grazie alle lacchine e ad una delle tante straordinarie idee di chi non mi fa mai sentire matta o stupida o fuori dal mondo.
Non sono di quelle che prende e va, ovvero potrei prendere ed andare, ma in verità - non so come funzioni per gli altri - nel momento in cui decido di prendere e partire, tempo meno di dieci minuti mi sono già fatta almeno dieci film di quello che intendo fare, dove intendo andare, di cosa intendo prenotare. E agisco. E colei che non mi fa mai sentire matta o fuori luogo (quando mi ci sento spesso), agisce anche più velocemente di me. E il viaggio comincia. Subito. Diventa reale perché reali sono le mail di conferma che arrivano. E, tante volte succedesse qualcosa alla posta, è bene stampare tutto. Tengo al mio sogno. Oggi finalmente ho stampato tutto, ho segnato tutto e ho preparato le buste per la cartellina. Lo scorso anno, ad ogni appuntamento olimpico, sfoderavo con orgoglio le mie buste e mi godevo compiaciuta lo sguardo e il sorriso di apprezzamento degli addetti ai controlli.
Dall'esterno, capisco che possa apparire una meticolosità da serial killer, quando invece rimango un'inguaribile disordinata e lo sono perché solo i dettagli davvero importanti meritano la busta e la cartellina.
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giovedì 25 aprile 2013
domenica 17 aprile 2011
Fa
Preparare una valigia fa bene, issare in spalla lo zaino blu fa bene, anche se dentro ci sono le schede sanitarie di tutti, le guide, l'universo mondo e la spalla ne porta ancora le stigmate. Partire fa bene, anche se hai l'ansia da controllo, anche se sei morta di sonno (e appena puoi, in effetti, crolli tramortita), anche se si deve partire prima dell'alba alla luce dell'edicola con i giornali freschi ancora impacchettati da caricare sul bus, anche se la palude stigia si insinua sorda ma tenace nelle telefonate. Partire fa bene, soprattutto con le persone giuste. E quest'anno con me c'erano e ci saranno solo le persone giuste. Entrare nel primo senato del Regno e commuoversi fa bene; inventare rap fa bene.
Accogliere viaggiatori, tutti in fila agitando le mani, fa bene, abbracciare chi ti conosce meglio di te stessa fa bene, fa bene vederla ridere e salire tonica e rapida su per lo scalone di S. Andrea.
Camminare, camminare, camminare e poi correre dietro una pallina gialla fa bene.
Appoggiarsi alla sedie, ignorare il mal di testa martellante, guardare il sole dell'ultimo giorno, condividere sorrisi e desideri di fuga, scrutare l'orologio regala l'orgoglio di chi è sopravvissuto al buco nero che tutto risucchia.
Londra fa bene. Il solo pensiero di Londra fa bene. E allora arrivederci al mondo, alla palude stigia e ai suoi sorrisi irrinunciabili. Torno a Casa.
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