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lunedì 21 maggio 2012
Silenzio
Stanotte si dorme. Eventualmente posso sognare le oscillazioni, Natura matrigna bastarda. Non si cede alla strategia della tensione, soprattutto a quella orchestrata dalla Natura.
L'altra ancora non la comprendo.
domenica 20 maggio 2012
Evoluzioni
Insonnia da terremoto.
Ad otto anni e mezzo ricordo un boato atroce, come un tir lanciato a tutta velocità sotto casa, solo che sotto casa mia non passavano tir e il boato era persistente e inquietante, poi gli sportelli della cucina bianca che sbattono come impazziti, il babbo che mi trascina giù per le scale, io che urlo piangendo: "Nonna, nonna!", perché lei si attarda in un'altra stanza e torna ridendo, la mamma che si precipita a prendere le chiavi. In strada tutti, io con la tuta e con le scarpe della comunione, una allacciata e l'altra no; infine la telefonata allo zio di campagna al telefono pubblico a gettoni del bar di fronte alla chiesa. A raccontarlo pare un film in bianco e nero, invece il mio ricordo è a colori con le macchie bianche inquietanti degli sportelli della cucina e delle scarpe. E qui si chiude il ricordo e inizia l'ossessione per i terremoti, quasi comica dall'esterno. Con gli anni ho imparato a sdrammatizzare tranne che nei sogni, dove spesso mi non riesco a catturare la gatta spaventata dalla scossa, oppure la catturo e mi scappa per le scale o in strada.
Nella realtà, una volta ero talmente stanca che, percepita la scossa (leggera) nel dormiveglia, ho distintamente pensato: "La prima scossa è quasi sempre la più pericolosa" e non mi sono mossa. Stavolta mi sono svegliata, ho capito distintamente che di terromoto si trattava e ho pensato: "[Imprecazione!], ora mi suona l'allarme!". Ho acceso la luce, spento l'allarme e inviato messaggi a chi è lontano e mi preme.
Una volta accertato che almeno lì tutti stanno bene, dove è stato l'epicentro, dove l'ipocentro, ecc. ecc., trovo un tempo che non avevo, un'alba con la pioggia e gli uccellini riuniti a concerto. Lasciarsi ossessionare non salva la vita, né la rende migliore.
Quando la mala suerte non si accanisce, le ossessioni si assottigliano, ma non fanno comunque dormire. E pare che più in là si sia stati molto meno fortunati, perché la Natura è matrigna davvero - come sosteneva Giacomo - e l'umanità a volte non è da meno.
martedì 19 luglio 2011
Contrattacco
Basta. I primi giorni il profumo di bombolone appena sfornato è stata una dolce sorpresa notturna. Dopo quindici giorni ero pronta a bussare al forno sotto casa, in pigiama, così ieri son passata al contrattacco. La sera mi son trovata di fronte una buona pasticceria quasi per caso, ho cercato quella che si ostinano a chiamarmi ciambella e me la son comprata. Ho mangiato di gusto metà bombolone subito e metà con un sorriso beffardo di somma soddisfazione al sopraggiungere dell'infingardo profumo.
Il problema è che stanotte sarò di nuovo punto e a capo.
Il problema è che stanotte sarò di nuovo punto e a capo.
martedì 12 luglio 2011
Tra le tre e le quattro e mezzo
In queste notti tra le tre e le quattro e mezzo s'intrufola deciso dalla finestra di camera il profumo intenso di bomboloni caldi.
Prima o poi scendo anche in pigiama e ciabatte, mi affaccio dentro il laboratorio, cercando di non spaventare il panificatore/pasticciere, e pretendo, chiedo, imploro un bombolone appena sfornato.
Che poi - non capisco - non ricordo bomboloni tra le paste di quel panificio; forse anche in inverno se li mangiano tutti i vicini nottetempo o subito all'apertura, forse mi incanta il mero profumo delle paste appena sfornate che per me è comunque e sempre il bombolone fritto, gettato nello zucchero e mangiato ancora bollente a Badia, durante la festa. Il bombolone vero - sia chiaro - quello col buco senza ripieno, quello che sa di pasta burrosa e di zucchero, che sa di buono - qualsiasi cosa ci sia in quell'impasto. Oppure è la frittura a rendere un semplice impasto di farina, acqua e qualcos'altro, un profumo e un sapore inchiodati nel palato e nella memoria da sempre. Francamente lo ignoro. Per me il cibo nasce già pronto. Comunque, un po' di burro ci deve pur essere in quel profumo/sapore diabolico. C'è il burro in tutto ciò che più mi piace: nelle paste di Paul, in quelle dei paesini dispersi sulle Dolomiti, in quelle di Berlino, persino nelle "macine" del Mulino Bianco. Quindi, per deduzione anche nei bomboloni della mia memoria e in quelli ( per me virtuali) del mio vicino panettiere/pasticciere ci deve essere il burro.
Non m'intendo di cucina, m'intendo di film e di poco altro, quindi tendo a fidarmi di Julie Powell in Julie & Julia:
"Fatemelo dire: c'è niente di meglio del burro? Pensateci, quando assaggiate qualcosa di squisito e dite: "Ma cosa è?". La risposta è quasi sempre: "Il burro". Se un meteorite si dirigesse verso la terra e avessimo solo trenta giorni da vivere, li passerei mangiando burro. La mia ultima parola sull'argomento: il burro non è mai troppo."
E nemmeno i bomboloni, soprattutto il profumo, la fragranza del bombolone tra le tre e quattro e mezzo nel silenzio della notte di luglio (perché ad agosto il panettiere se ne va in vacanza).
Prima o poi scendo anche in pigiama e ciabatte, mi affaccio dentro il laboratorio, cercando di non spaventare il panificatore/pasticciere, e pretendo, chiedo, imploro un bombolone appena sfornato.
Che poi - non capisco - non ricordo bomboloni tra le paste di quel panificio; forse anche in inverno se li mangiano tutti i vicini nottetempo o subito all'apertura, forse mi incanta il mero profumo delle paste appena sfornate che per me è comunque e sempre il bombolone fritto, gettato nello zucchero e mangiato ancora bollente a Badia, durante la festa. Il bombolone vero - sia chiaro - quello col buco senza ripieno, quello che sa di pasta burrosa e di zucchero, che sa di buono - qualsiasi cosa ci sia in quell'impasto. Oppure è la frittura a rendere un semplice impasto di farina, acqua e qualcos'altro, un profumo e un sapore inchiodati nel palato e nella memoria da sempre. Francamente lo ignoro. Per me il cibo nasce già pronto. Comunque, un po' di burro ci deve pur essere in quel profumo/sapore diabolico. C'è il burro in tutto ciò che più mi piace: nelle paste di Paul, in quelle dei paesini dispersi sulle Dolomiti, in quelle di Berlino, persino nelle "macine" del Mulino Bianco. Quindi, per deduzione anche nei bomboloni della mia memoria e in quelli ( per me virtuali) del mio vicino panettiere/pasticciere ci deve essere il burro.
Non m'intendo di cucina, m'intendo di film e di poco altro, quindi tendo a fidarmi di Julie Powell in Julie & Julia:
"Fatemelo dire: c'è niente di meglio del burro? Pensateci, quando assaggiate qualcosa di squisito e dite: "Ma cosa è?". La risposta è quasi sempre: "Il burro". Se un meteorite si dirigesse verso la terra e avessimo solo trenta giorni da vivere, li passerei mangiando burro. La mia ultima parola sull'argomento: il burro non è mai troppo."
E nemmeno i bomboloni, soprattutto il profumo, la fragranza del bombolone tra le tre e quattro e mezzo nel silenzio della notte di luglio (perché ad agosto il panettiere se ne va in vacanza).
domenica 10 luglio 2011
Cieli e tapparelle
Una volta l'anno, una settimana, due al massimo, mi godo il castello col prendisole giallo o con quello azzurro, latte, caffè, cereali, schiacciata e galletti, Jane Austen e dvd a iosa (Il discorso del re, il primo Harry Potter, Orgoglio e pregiudizio della BBC, ecc.), esco quando ne vale la pena e soprattutto dormo, di giorno. E dormo tanto. E sto bene.
Qualcuno si preoccupa perché dormo troppo: che devo dire? Son fatta di sonno. E poi mica me lo posso permettere sempre? D'inverno la sveglia suona sempre troppo presto, è freddo e piove poco, per i miei gusti.
Sono anglosassone dipendente (anche il Canada, la Germania e la Scandinavia e la costa orientale degli Stati Uniti non mi sono indifferenti), ma nasco in un involucro mediterraneo. Sto bene sopra i 23 gradi C, benissimo fino ai 30, me la cavo fino ai 35. Quando i comuni mortali stramazzano col fazzoletto in mano, li guardo compassionevole.
Una contraddizione solo apparente. Sotto cieli migliori sono capace di alzarmi alle sei e trenta con un sorriso da parte a parte. Se è fresco, mi copro; se piove, son contenta. Detesto il sole e i cieli italiani estivi monocolori, almeno quelli della piana senza nuvole, senza nulla. Fuggo il sole che mi trova comunque e sempre. Non piove mai e c'è questa luminosità diffusa e implacabile. E io dormo. A meno di impegni, selezionati. La sera spalanco tutto e riemergo e faccio ciò che voglio. Fino all'alba. Verso le quattro e mezzo il forno della strada accanto mi regala un portentoso profumo di bomboloni caldi. Tutto questo in attesa di cieli migliori, s'intende.
Dovendo attendere, meglio accontentarsi il più possibile.
lunedì 7 febbraio 2011
Luce perfetta
Nebbia al mattino, nebbia di giorno, nebbia più fitta dopo il tramonto: una perfetta giornata con la migliore luce possibile.
So, capisco e comprendo che ciò implica un ristagno maggiore di agenti inquinanti e un pericolo per chi guida; rimane che la nebbia mi piace, mi affascina, mi rasserena, mi culla, mi ammalia ben più dello spietato raggio di sole.
lunedì 3 gennaio 2011
Anche per me

In una settimana ho già ripreso le mie sane abitudini di nottambula e acerrima nemica dell'alba (dell'aurora e di quanto immediatamente ne consegue).
Domattina guardate l'eclisse di sole anche per me.
sabato 14 agosto 2010
Tre
Tre stelle cadenti sullo sfondo de Il concerto di Mihaileanu, una bellissima. Mettiamola, mettiamole nel conto dell'estate, insieme alla sciarpa, alla maglia a maniche lunghe, al giacchetto di pelle, ai pantaloni lunghi, alle scarpe chiuse e alla morsa di freddo umido.
Mi viene il dubbio di non aver mai lasciato il nord dell'Inghilterra.
Mi viene il dubbio di non aver mai lasciato il nord dell'Inghilterra.
mercoledì 21 luglio 2010
Estate
Dormire con la finestra aperta e svegliarsi alle quattro con il profumo di bomboloni nell'aria.
domenica 4 luglio 2010
Domani l'aurora

Appena sabato scorso sull'erba di Wimbledon, lunedì di nuovo all'aeroporto, la buca e soprattutto la nottata delle scartoffie, Bologna, il Mambo e l'Eclisse, la tre giorni matrimoniale con volti felici e vite da vivere intelligentemente lontano da Tristoia. E domani si ripiglia. Si attendono, si sperano nuovi interessanti persone, angoli e tramonti, momenti per leggere e magari per scrivere, momenti per pensare e per rielaborare. E settembre è ancora lontano.
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sabato 1 maggio 2010
Firenze come non mai
Firenze è la città dei miei studi universitari, la città in cui mi sono innamorata, la città in cui ho conosciuto la mia migliore amica. Non è la mia città, non è nemmeno la mia seconda o terza città d'elezione, ma è una delle mie città. E ci torno sempre volentieri.
Critica e ipercritica da sempre, anche su Firenze si è abbattuta spesso la mia scure: città sonnolenta, non particolarmente accogliente, un po' una sopravvissuta a se stessa, troppo sicura di attrarre comunque milioni di turisti l'anno (perché meravigliosa e unica) per cercare di migliorarsi.
E, invece, stavolta Firenze mi ha stupito. Nella Notte Bianca del 30 aprile, Firenze era stupenda e stupendamente viva, con una luce calda da luglio pieno sugli edifici, nelle strade, sui volti delle persone. Commovente la fiumana di persone che andava da via dell'Oriuolo, a piazza della Signoria, a piazza Duomo, a piazza della Repubblica, a piazza della Stazione, commovente la fila alla cassa della Feltrinelli, divertente la jazz band ambulante che abbiamo seguito da piazza della Repubblica a via del Parione, affascinanti le evoluzioni degli sbandieratori (da sempre la mia passione), illuminati, accoglienti e allegri i tanti ristoranti e localini, malgrado i tre coccoli di numero, meravigliosa la (per me sconosciuta) biblioteca delle oblate con i suoi mille angoli, sale, veroni e chiostri, bellissima Antonella nel suo vestito del Settecento, eccezionale Nicolò col suo labbrino tirato, gli occhi e i sopraccigli a matto. Bella, piacevole serata grazia anche a Gaia che ha lanciato l'idea e con cui l'ho condivisa. Sono mancati Giacomo e Gabriele, li avremmo visti volentieri, ma il coprifuoco ferroviario tra le 00.25 e le 4 ci ha obbligato ad andarcene anzitempo e a tornare nella città dove la stazione aveva già tirato giù il bandone alle 19.55. E mentre tornavano con il treno del coprifuoco, circondate da persone di ogni età stanche ma sorridenti, mi è tornato in mente per analogia il treno notturno che prendemmo alla Penn Station diretti a casa a Long Island.
Firenze che richiama New York non è poco. Complimenti a Renzi, complimenti agli organizzatori, in fondo per risvegliare le nostre sonnolenti città e osservare fiumi di persone in uscita dal museo di scienze naturali o intenta ad acquistare libri ci vorrebbe poco, mi pare.
martedì 16 febbraio 2010
Rapidi, grazie!
L'ultima volta che ho guardato Sanremo abitavo ancora nella casa in centro con la finestrella piccina piccina che dava sul giardino delle suore di clausura e sul campanile, un numero imprecisabile di anni fa. Frequentavo le elementari. Stasera, per Marchino e per Valerio sto tentando, ma credo che correggerò parecchi compiti, almeno. Delle edizioni della mia infanzia ricordo la noia e i tempi lunghissimi. La formula - mi par di capire - è sempre la stessa: mezz'ora di pre-introduzione, poi un'introduzione inutile, infine la prima cantante, un'Irene Grandi con i capelli paglia. La canzone mi suona anonima, ma - si sa - m'intendo men che zero di musica; mi attira maggiormente il palco futuribile, in stile planetario. Poi canta non canta Valerio, ovvero canta, ma non si capisce perché abbia scelto una canzone in cui non serve troppa voce: visto che ce l'ha, la usi. E poi scende Toto Cutugno. E non è video d'epoca. Stento a credere che dopo decenni sia sempre lì e sembra cantare e stonare la medesima canzone di sempre. Arriva Arisa e canta una sigla dei cartoni animati, probabilmente la scelta verrà premiata. Segue la pubblicità, poi Cassano e un altro simil video d'epoca con Nino D'Angelo che canta: mai tollerati i suoi film nemmeno da infante, canzoni comprese. E' ancora lì che si agita, sembra molto arrabbiato, non mi è chiaro con chi ce l'abbia.
E' dura aspettare Marchino. Rapidi, grazie! C'erano motivi validi per cui ho saltato le ultime venticinque edizioni del Festival.
Ecco Marchino, finalmente! La canzone almeno s'affronta, è costruita su di lui, cantabile solo da lui e lui è eccezionale. Come al solito.
Via, 22.24. Me la sono cavata con poco, tutto sommato.
E' dura aspettare Marchino. Rapidi, grazie! C'erano motivi validi per cui ho saltato le ultime venticinque edizioni del Festival.
Ecco Marchino, finalmente! La canzone almeno s'affronta, è costruita su di lui, cantabile solo da lui e lui è eccezionale. Come al solito.
Via, 22.24. Me la sono cavata con poco, tutto sommato.
venerdì 7 novembre 2008
Spiragli

E' da giorni che ripeto di non intravedere la luce. Non mentivo. E' bastata una semplice passeggiata, è bastato vivere per cogliere quella luce, quello spiraglio di luna tra la nuvolaglia di una serata di novembre perfetta; perfetta per cammninare avvolta dall'immancabile giacchettino nero con il collo di pelliccia sintetica, gustarsi un gelato e chiacchierare, ridere, ricordare, sperare.
giovedì 9 ottobre 2008
Dopo un invio
Dopo un nuovo sudato invio a Torino, per piccolo o grande che sia, mi merito - porca miseria - mi merito di ripassare da queste parti. Solo che non ho parole, arrivata a quest'ora proprio non ho parole o energie residue. E allora uso le parole di altri, parole che mi sono capitate per puro caso tra le mani oggi, parole che stasera fanno proprio al caso mio.
Allegria di naufragi
E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstiste
lupo di mare
martedì 30 settembre 2008
Buonanotte
Buonanotte davvero.
Buonanotte a Torino, buonanotte alla grammatica, ai latinismi, a tuuuutti i secoli della storia della lingua italiana, ai dialetti e alle minoranze linguistiche, ai laboratori e persino ai ciabattini.
Siamo sopravvissute anche stavolta.
Ne ho certezza: le dita vivono ormai di vita propria e scrivono ciò che vogliono, il collo è dolorosamente attaccato alla testa.
Buonanotte.
Buonanotte davvero e finalmente.
Buonanotte a Torino, buonanotte alla grammatica, ai latinismi, a tuuuutti i secoli della storia della lingua italiana, ai dialetti e alle minoranze linguistiche, ai laboratori e persino ai ciabattini.
Siamo sopravvissute anche stavolta.
Ne ho certezza: le dita vivono ormai di vita propria e scrivono ciò che vogliono, il collo è dolorosamente attaccato alla testa.
Buonanotte.
Buonanotte davvero e finalmente.
mercoledì 3 settembre 2008
20 gradi, 44 parallelo nord

E' il due settembre ormai tre; fuori un vento anche troppo fresco ha abbassato la temperatura a venti gradi, eppure non mi trovo più sotto questo cielo con la mia felpa blu e gialla di Umbria Jazz. La temperatura inganna. Occorre razionalizzare e riconquistare bioritmi più consoni agli umani.
Per il resto, esserci, voler bene. Altro non è possibile.
sabato 16 agosto 2008
Squarci notturni
La noia, l'obbligata immobilità, le gare di lancio del peso e della partenza della 20 km a Pechino in tv suggeriscono di affacciarsi in terrazzo a scrutare le nuvole. Il bisogno di camminare per più di due metri impone di arrivare fino nello studio, prendere la macchina fotografica e cercare di immortalare l'apprezzabile luna che irrompe luminosa tra la nuvolaglia grigia.
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