"Tu non vuoi essere innamorata. Tu vuoi essere innamorata in un film" - ribatte Becky ad Annie.
E siccome è vero, e siccome Annie è la protagonista di "Sleepness in Seattle", Nora Ephron la fa correre verso un Empire State Building illuminato con un cuore rosso la notte di S. Valentino, perché è un film e nei film esiste il destino ed esiste, deve esistere, il lieto fine. Sapere che Nora non c'è più da ieri mi rattrista davvero tanto perché è una delle mie sceneggiatrici preferite. Scriveva commedie romantiche dalla trama scontata, se si vuole, ma dalle battute fantastiche, sceglieva protagonisti persino bolsi come Tom Hanks e li rendeva personaggi affascinanti e soprattutto sceglieva i colori di New York, che nobilita un film già di per sé. Accostava New York, Meg Ryan, Tom Hanks e Cary Grant, altre volte saltavano fuori Elizabeth Bennet e Mr Darcy e poi il burro, tanto tanto tanto burro per "Julie e Julia".
Pare che Nora stesse lavorando a "Lost in Austen", la storia di una giovane newyorkese appassionata di Jane Austen. Non posso non adorare una sceneggiatrice che coniuga New York e Jean Austen. Per non parlare delle colonne sonore: alla fine dei suoi film c'è quasi sempre un personaggio che corre verso la felicità magari col sottofondo di "It had to be you" del grande Frank. Nelle sue pellicole i protagonisti leggono spesso e soprattutto scrivono tanto: lettere, post, messaggi, mail. A volte un'ossessione. E Nora faceva sembrare normale la mia ossessione.
La realtà è già troppo deludente, se guardo un film (e adoro guardare film, ho un bisogno fisiologico di guardare film), pretendo battute indimenticabili, ironia graffiante, il lieto fine, New York, la Austen e qualcuno che comprenda, come me, l'ossessione per la messaggistica. Il destino, l'uomo del destino - sosteneva Nora - deve esistere nei film e allora datemi Kathleen che cammina, praticamente corre anche lei verso il ponte nel parco nell'Upper West Side, sorridente, curiosa, preoccupata, innamorata. A rendere perfetto il momento e l'incontro, il miglior arrangiamento di "Somewhere over the rainbow".
giovedì 28 giugno 2012
Nora
"Tu non vuoi essere innamorata. Tu vuoi essere innamorata in un film" - ribatte Becky ad Annie.
E siccome è vero, e siccome Annie è la protagonista di "Sleepness in Seattle", Nora Ephron la fa correre verso un Empire State Building illuminato con un cuore rosso la notte di S. Valentino, perché è un film e nei film esiste il destino ed esiste, deve esistere, il lieto fine. Sapere che Nora non c'è più da ieri mi rattrista davvero tanto perché è una delle mie sceneggiatrici preferite. Scriveva commedie romantiche dalla trama scontata, se si vuole, ma dalle battute fantastiche, sceglieva protagonisti persino bolsi come Tom Hanks e li rendeva personaggi affascinanti e soprattutto sceglieva i colori di New York, che nobilita un film già di per sé. Accostava New York, Meg Ryan, Tom Hanks e Cary Grant, altre volte saltavano fuori Elizabeth Bennet e Mr Darcy e poi il burro, tanto tanto tanto burro per "Julie e Julia".
Pare che Nora stesse lavorando a "Lost in Austen", la storia di una giovane newyorkese appassionata di Jane Austen. Non posso non adorare una sceneggiatrice che coniuga New York e Jean Austen. Per non parlare delle colonne sonore: alla fine dei suoi film c'è quasi sempre un personaggio che corre verso la felicità magari col sottofondo di "It had to be you" del grande Frank. Nelle sue pellicole i protagonisti leggono spesso e soprattutto scrivono tanto: lettere, post, messaggi, mail. A volte un'ossessione. E Nora faceva sembrare normale la mia ossessione.
La realtà è già troppo deludente, se guardo un film (e adoro guardare film, ho un bisogno fisiologico di guardare film), pretendo battute indimenticabili, ironia graffiante, il lieto fine, New York, la Austen e qualcuno che comprenda, come me, l'ossessione per la messaggistica. Il destino, l'uomo del destino - sosteneva Nora - deve esistere nei film e allora datemi Kathleen che cammina, praticamente corre anche lei verso il ponte nel parco nell'Upper West Side, sorridente, curiosa, preoccupata, innamorata. A rendere perfetto il momento e l'incontro, il miglior arrangiamento di "Somewhere over the rainbow".
giovedì 21 giugno 2012
Tavolini a colazione
mercoledì 20 giugno 2012
Schede
venerdì 8 giugno 2012
8 giugno 2012
lunedì 28 maggio 2012
28 maggio
Oggi sarebbe stato perfetto un picnic in Regent's Park, anche dietetico, su copertina a quadri. Questo avrei voluto regalarti e regalarmi.
mercoledì 23 maggio 2012
Mondi alieni
Io e la musica due mondi contrapposti, essa esiste al di fuori di me. Non la conosco, almeno chi ben mi conosce sa che non la conosco; non la ascolto o ascolto sempre la stessa per mesi, da gennaio attualmente. A volte, però, dal vivo m'incanta. M'incanta il piano con quei colori irruenti e decisi, con i contorni lisci e perfetti e quegli spartiti a volte compitamente costretti nei raccoglitori con le copertine colorate, a volte (e sono i miei preferiti) sgualciti, accartocciati perfino rattoppati con lo scotch. M'incantano le mani dei pianisti, le dita dei pianisti, affusolate, rapide e indipendenti, veloci al limite dell'umano, oltre l'umano.
Ho scoperto che le mani dei pianisti possono anche tremare e suonare comunque bene, alla fine parte del divertimento è condividere, mettersi alla prova, vincere il limite. E la sofferenza, parecchia anche, è nel conto. Il pianista più di altri suona a memoria e ciò lo rende ancora più affascinante perché la musica è tutta nella sua testa, apparentemente senza possibilità di riflessione, di compromesso, tranne quando decide di farsi beffe dei mortali, di quelli che solo ascoltano e solo possono ascoltare.
E alla fine, felici, dopo aver suonato per gli altri, due se ne tornano nell'aula di pianoforte e suonano di nuovo, per loro; per la gioia di suonare, di suonare insieme.
lunedì 21 maggio 2012
Silenzio
Stanotte si dorme. Eventualmente posso sognare le oscillazioni, Natura matrigna bastarda. Non si cede alla strategia della tensione, soprattutto a quella orchestrata dalla Natura.
L'altra ancora non la comprendo.
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