giovedì 9 febbraio 2012

Complementi d'arredo


C'è poco da fare, in quella città hanno sempre gli oggetti e i complementi d'arredo migliori.
Per la tempesta di vento in arrivo (con un pensiero forte per i bolognesi) sarebbero state perfette le barriere preventive antisommossa, perfette. Avrebbero stroncato sul nascere il panico per lo spegnimento della caldaia.

Sottintesi

Dopo una settimana finalmente ho recuperato parabola e segnale. Peccato da domani rinevichi con tanto di blizzard.
Detestabile Natura matrigna.
Il turpiloquio è sotteso.

sabato 4 febbraio 2012

Pioggia!

Imploro una sana pioggia di quella incessante a corde senza vento con una temperatura invernale ma umana. Persino una repellente fitta silenziosa nevicata sarebbe preferibile alla bufera infernale che trapana l'orecchio e abbrutisce sotto strati infiniti.
Non se può più. Io non ne posso più.

giovedì 2 febbraio 2012

Si guarda

Finalmente The Artist: mi aspettavo qualcosa in più, viste le critiche. Non è un capolavoro, ma si guarda (una volta). Un po' a metà tra Singin' in the Rain, senza sfiorarne la grandezza (e senza le coreografie e il genio di Gene Kelly) e An affaire to remember senza Cary Grant. E' ben girato, ben fotografato, ben musicato, con un canino fantastico che avrebbe meritato la candidatura ai prestigiosi premi più degli attori. Ha un tip tap (il film, non il cane) un po' troppo d'impeto che non è paragonabile con quello dei grandi del passato, né con quello dei ballerini di Crazy for you. Rimane che basta che un film preveda scene di tip tap per non farmi pentire di aver affrontato il gelido freddo.

mercoledì 1 febbraio 2012

Avviso


Chiariamoci: per stasera e solo per stasera posso concedere un moderato "Let it snow": che nevichi, faccia fare le foto, dia l'idea dell'incanto, regali a pochi fortunati una giornata rannicchiati sul divano con copertina preferita annessa. Poi via veloce e ciao. Tanti saluti. Piacere d'averla vista. E poi non rivista.
Mi pare d'aver concesso già abbastanza perché una parte di me è di buon umore (l'unica soggetta a modulazioni positive in questo periodo). Se per caso la bufera mi spenge la luce o peggio la caldaia, o limita la parabola, mi si stia alla larga, che è meglio.

mercoledì 25 gennaio 2012

La mia squadra


Le nominations per gli Oscar 2012 prevedono Kenneth Branagh come miglior attore non protagonista per "My week with Marylin"; miglior film, regia e sceneggiatura per "Midnight in Paris" e tanto mi basta. Ancora "The Artist" mi manca, ma per stima e affetto incondizionati Kenneth e Woody rimangono la mia squadra.

domenica 22 gennaio 2012

Tre e tre


Tre spettacoli ho seguito ad inizio anno, tre spettacoli uno più eccezionale dell'altro.
"Crazy for you" era una seconda visione dopo l'incanto di una sera d'estate in una cornice da favola con tanto di volpe nei dintorni; anche con tanto di elicottero e sirene della polizia, ma questa è un'altra storia. Tip, tap; le canzoni di George e Ira Gershwin; un novello Gene Kelly col suo stesso sorriso, attori, cantanti e ballerini fantastici; tante ballerine che facevano battere le manine alla Giulia, le facevano ridere gli occhi per la felicità e rimanere a bocca aperta per la sorpresa. Quella gioia, quelle emozioni forti, quel pianto in taxi perché un cosa così bella era finita non li dimenticherò mai. E quindi sono tornata a vedere "Crazy for you" ad inizio anno nella cornice meno fiabesca di un teatro al chiuso, ma l'emozione è stata la stessa. Alla fine come uomini e donne qualunque, tutti uscivano dalla porta secondaria del teatro come se niente fosse, perché per loro creare lo straordinario è ordinario: se ne sono andati alla spicciolata, i musicisti con lo strumento sulla spalla. Fra gli attori, qualcuno ha aspettato il compagno di lavoro per finire la serata insieme, altri si sono salutati con "nighty, night", qualcuno si è fermato a parlare con me delle differenze tra l'allestimento all'aperto e quello al chiuso, dei tempi di preparazione.
Il giorno dopo, appena a qualche centinaio di metri di distanza, un attore e uno scrittore molto più conosciuto, Simon Callow, elargiva il suo regalo di Natale alla città: raccontava al suo pubblico, come un aedo o un bardo d'altri tempi, "A Christmas Carol". Da solo, con un cappotto, sette sedie, una tenda, pochi e perfetti effetti scenici e sonori, Callow ha reso l'incanto di Dickens, mutuandone i più diversi registri dal comico al drammatico, senza mai sbagliare, senza mai un'incertezza, uno sguardo inadeguato, senza mai nemmeno tentare di tamponarsi il volto madido. Un'ora e un quarto di pura magia. Perché l'ha fatto? Perché ha deciso di sottoporsi per un mese a sei spettacoli la settimana che sono di fatto un tour de force fisico molto pesante anche per un attore ben più giovane di lui? Non credo per denaro, perché non penso ne abbia bisogno; né per visibilità, per la stessa ragione; né certamente per noia. Lo ha fatto perché evidentemente ha scelto bene il suo mestiere e, al di là dello sforzo fisico, si nutre della stessa magia che regala allo spettatore.
La terza sera, per festeggiare una nuova patente, abbiamo assistito al musical "Matilda", ispirato al testo di Roald Dahl, tanto amato da piccola dalla mia giovane amica. Non posso dire che lo spettacolo mi abbia emozionato come gli altri due, ma non è stato meno grandioso. Pare incredibile che una bambina di dieci anni riesca a reggere uno show di due ore in cui è quasi sempre sul palcoscenico interpretando con grande spontaneità e bravura sia le battute che le canzoni, per non parlare dell'eccezionalità, della coordinazione incredibile dell'intera compagnia di adulti e bambini, dell'orchesta senza dimenticare i tecnici delle luci. Mentre scendevamo le scale del teatro, come sempre, c'era quel miscuglio fantastico di allegria, di appagamento e di malinconia per la fine di qualcosa di perfetto.
Tre spettacoli ho seguito al teatro "Manzoni" di Pistoia dall'inizio della stagione, nessuno che mi abbia entusiasmato: il primo era appena piacevole, il secondo era inguardabile e inascoltabile, nel terzo si guardavano solo Santamaria e Nigro.
Non sempre è così: l'anno scorso c'è stato un grande "Romeo e Giulietta" con giovani attori, un "Un marito ideale" molto buono; due anni fa un ottimo "La parola ai giurati". Comunque finora siamo a tre contro tre. D'altra parte l'eccezionalità è tale proprio perché si erge sul mare infinito dell'ordinario e ti fa venire la pelle d'oca, ti fa emozionare, ti fa sentire felice di essere viva in quel momento, di essere parte come spettatore di un evento incredibile che non puoi fermare e catturare, tenere e riguardare a piacimento come un libro o un film. E' teatro.